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Data: 06/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Il sindacato faccia un passo indietro» Padoa-Schioppa: «Si rischia l'irreparabile» I piloti: «Cos'ha pattuito di inconfessabile?»

Le parole di Spinetta «Io non vengo a Roma per negoziare, torno solo per firmare l'acquisizione»

BRDO. Ancora 24 ore, poi il destino di Alitalia sarà segnato in modo irreparabile. Solo i sindacati, ritirando il piano alternativo presentato ad Air France, possono evitare che il consiglio di amministrazione della compagnia italiana decida di seguire il Codice civile e di chiedere l'amministrazione controllata o, in alternativa, il fallimento. L'ultimatum lo dà il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, al termine dell'Ecofin. «Rompo una tradizione consolidata, parlerò di un argomento che non era all'ordine del giorno della riunione dei ministri europei», dice. Poi, scandendo bene le parole, leggendo da un foglietto di appunti, inizia: «Serve subito un fatto nuovo da parte dei sindacati o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili».
Il fatto nuovo, spiega subito dopo il ministro, è «tornare al punto in cui si era prima della rottura», rimangiarsi la controproposta. Si schiera con Padoa-Schioppa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta: «Air France è l'unica offerta seria sul tavolo». Boccia la proposta il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero: «Un aut-aut irricevibile». Riapre a Air France Giulio Tremonti: «Sì ai francesi se non azzera la compagnia».
Padoa-Schioppa svela di aver avuto un colloquio telefonico con Spinetta, il presidente di Air France: «Quello che non è stato capito e che non è stato corretto, è che Spinetta mi ha detto: "Io non torno a Roma per negoziare, posso tornare per firmare se il consiglio di amministrazione me lo consentisse"».
Parte una raffica di domande, il ministro si ferma, spiega ancora più lentamente: «La dinamica dei tempi non è nelle mani della politica, né dei sindacati. E' una coincidenza molto sfortunata che avvenga nell'ultima settimana prima delle elezioni, ma il Codice civile ha le sue regole». Codice civile, è il carico da novanta che mette Padoa-Schioppa sul tavolo. La questione è semplice quanto drammatica: domani a Parigi è convocato il Cda di Air France, le possibilità che, senza un passo indietro dei sindacati, si dia il via libera a una tratttiva sono nulle. Se la decisione sarà di chiudere qui per il Cda di Alitalia, già convocato per martedì, ci sarà solo una strada possibile, applicare i dettati del Codice civile, ovvero chiedere il commissariamento (legge Marzano) o il fallimento. «Alitalia - dice ancora il ministro - è una società quotata in Borsa e come tale si deve comportare. Il fatto che il 49 e passa per cento del capitale sia di proprietà del Tesoro non cambia i termini della questione, né esime gli amministratori della società sal tenere un comportamento stabilito dal Codice civile».
Dopo fonti vicine al ministro spiegheranno ancora meglio il concetto: «I sindacati, e non solo loro, stanno commettendo un errore grossolano, pensano che al Cda si possa sostituire il governo, ma questo non è possibile. Non solo, gli amministratori sono anche responsabili in solido di eventuali comportamenti contro le regole». «E' spiacevole ricordare la tirannia dei tempi - dice ancora Padoa-Schioppa - ma pensare di tirare in lungo non è certamente possibile. Non solo i fili si spezzano se tirati troppo, ma anche gli elastici».
Il primo sindacato che si fa avanti è la Fit-Cisl: «Noi siamo pronti a riaprire la trattativa anche in un'ora - dice il segretario Claudio Claudiani - basta che il governo ci convochi e noi saremo presenti». Ma non c'è accenno al documento che il 2 aprile ha portato alla rottura delle trattative.
A Padoa-Schioppa e al premier Prodi, il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro chiede: «Cosa avete pattuito di inconfessabile con Air France visto che il numero uno della compagnia ha abbandonato il tavolo dicendo ??Il vostro governo aveva preso con noi altri impegni''».

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