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Data: 07/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Bossi: «Nuove schede o prenderemo i fucili» Il leader leghista grida all' imbroglio. Veltroni: e Berlusconi lo vuole ministro...

Il Cavaliere insiste: «Bisogna cambiarle, c'è il tempo per farlo» Storace: «Porcata? L'hanno votata loro»

ROMA. La polemica sulle schede elettorali avvelena la campagna elettorale. Berlusconi insiste: bisogna cambiarle, «c'è tutto il tempo necessario». Ma è Umberto Bossi ad incendiare la campagna elettorale a una settimana dal voto: «Se necessario - minaccia infatti - per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, potremmo anche imbracciare i fucili».
E poco dopo ripete: «I veneti, i piemontesi, i lombardi non permetteranno questo imbroglio...Se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto».
Parole pesanti, che vanno ovviamente ben oltre la questione delle schede elettorali. Veltroni chiama in causa direttamente Berlusconi: «Voglio sapere, non da Bossi - dice infatti il segretario del Pd - ma da chi si candida a governare questo Paese, se uno che dice queste parole può essere chiamato a fare il ministro delle Riforme istituzionali. Ma dove viviamo, dove siamo? Imbracciare i fucili...». E Francesco Storace, della Destra, dice che «qualcuno dovrebbe ricordare a Bossi che in Parlamento hanno votato la legge che loro stessi hanno definito porcata».
Berlusconi ieri ha anche rivelato un retroscena per sostenere che la questione delle schede non è una sua invenzione. «Sono stati loro - sottolinea - quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema».
«Nessun mistero - è stata però l'immediata replica di Franceschini - ho avuto uno scambio di opinioni telefoniche con Gianni Letta, come è normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda elettorale, prevista dalla legge Calderoli, l'ormai noto "porcellum", rischia di confondere. Ne ho poi parlato anche con Amato, che ieri ha spiegato bene che il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge».
Insomma Franceschini, come Amato il giorno prima, ribadisce che tutti i problemi nascono dalla legge elettorale approvata dal governo Berlusconi, con la diretta paternità dell'allora ministro leghista Roberto Calderoli. E sugli appelli e gli allarmi lanciati dal Cavaliere non ha dubbi: Berlusconi ha solo paura di perdere. «E' chiaro che, con l'iniziativa di scrivere al capo dello Stato sollevando il caso delle schede, ha già trovato a cosa dare la colpa di una ormai vicina sconfitta».
I tempi per ristampare le schede probabilmente ci sarebbero, anche se su una materia così delicata servirebbe un decreto legge con il consenso unanime di tutte le forze politiche, nessuna esclusa (mentre i piccoli partiti non sembrano d'accordo). Ma come ha già spiegato Amato, c'è soprattutto il problema degli italiani all'estero, che hanno già votato con le schede attuali. Ed è difficile pensare a come si possa far votare gli elettori con due schede diverse.
Anche nel centrosinistra c'è però chi non si arrende, come Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei valori insiste infatti a chiedere di ristampare le schede (è stato il primo). «La scheda elettorale come proposta - sostiene infatti - non dà ragione di due coalizioni nette e chiare». E denuncia che anche gli spot trasmessi questi giorni in Tv mostrano una scheda diversa, con i simboli delle forze politiche disposti in verticale, invece che in orizzontale.
Berlusconi, ripete che «i simboli sono rappresentati in una strisciata continuativa, senza distinzione tra partiti che corrono da soli e quelli apparentati». Minimizza però la vicenda Giulio Andreotti, che a tutti gli anziani consiglia un «vecchio trucchetto: portarsi un fac-simile in cabina per non sbagliare a mettere la crocetta».

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