"Il sindacato italiano non può essere certo accusato di scarsa disponibilità al cambiamento. Semmai il problema sta nella rappresentanza della parte imprenditoriale: non c'è alcuna volontà da parte loro di innovare realmente. Un esempio? Il contratto unico di ferrovieri e autoferrotranvieri, pensato come soluzione alla segmentazione del lavoro, su cui continuiamo a registrare forti resistenze proprio di Confindustria". A dirlo è Nicoletta Rocchi,. segretaria confederale della Cgil, in un'intervista a Liberazione, rispondendo a un articolo del Corriere della Sera che definiva i sindacati come "una casta in crisi". Dice Rocchi: "Forse c'è qualcuno che spera di condizionarci, ma sbaglia. Sulla riforma del modello contrattuale e delle regole sulla rappresentanza, ad esempio, il sindacato è in grado di fare in piena autonomia le proprie scelte. Il sindacato la trattativa la conduce e fa l'accordo se ci sono le condizioni. Se le condizioni non ci sono, il sindacato l'accordo non lo fa". E così conclude: "Abbiamo portato più di 5 milioni di lavoratori al voto sul referendum sul welfare. Ricordo che il tesseramento 2007 della Cgil si è chiuso con un record di iscritti, 5 milioni e 700mila, con un aumento dei lavoratori attivi dell'1,93 per cento".