ROMA. Si profila un secondo giro di tavolo fra Air France-Klm e Alitalia. Ma è bene sapere che sarà l'ultimo e definitivo. O si vende o si rompe e all'orizzonte, dicono gli esperti, non può esserci altro che il commissario. E' stato molto chiaro il sottosegretario Enrico Letta incontrando i sindacati del trasporto aereo, ieri mattina. La prossima settimana dovrebbe essere davvero quella decisiva.
La vicenda, cominciata con le liberalizzazioni del 1997, è al capolinea. Se poi si presenta una cordata italiana, come Silvio Berlusconi continua a insistere - ieri sera lo ha ripetuto a Porta a Porta - si vedrà. Al momento non c'è che da ragionare su un punto di incontro fra il piano di tagli di Jean Cyril Spinetta, numero uno della compagnia franco olandese, e il contropiano proposto dai sindacati. Se vince il primo in 2100 andranno a casa, sia pure in sette anni e con tutte le garanzie del caso.
Assenti per impegni all'estero il premier Romano Prodi e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, le undici sigle sindacali attive in Alitalia hanno incontrato ieri Enrico Letta, il ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani e quello dei Trasporti Alessandro Bianchi. Nessuno ha fatto sconti, per Alitalia è l'ultima fermata. Il governo si è reso disponibile a svolgere un ruolo di mediazione, ben accetto dai sindacati che, però, non vogliono assumersi la responsabilità degli affanni vissuti finora dalla trattativa.
Tutto è rinviato a dopo le elezioni poiché, come ha detto Letta, prima si smaltiscono le «tossine delle elezioni politiche». «Siamo in una cristalleria - ha aggiunto - e ogni mossa può rompere tutto ma c'è una disponibilità a una seconda occasione, la porta di Air France si può riaprire». Lo spiraglio è previsto per metà della prossima settimana, quando si conoscerà il risultato elettorale. La scadenza sta bene anche a Silvio Berlusconi. Secondo lui se verrà raggiunto un accordo interessante questo potrà essere «traslato alla cordata italiana». Sempre che si costituisca e scendano in campo i pezzi da novanta dell'industria nazionale. Per ora non si vedono.
Sulle responsabilità Letta è stato chiaro. «Assumersi ogni responsabilità - ha detto - vuol dire comprendere che quella di Air France-Klm è l'unica proposta sul tavolo, la nostra compagnia di bandiera non può rimanere in piedi da sola e che, come certificato dal consiglio d'amministrazione, la liquidità dell'azienda è in fase di esaurimento e che, come ricordato dal commissario europeo alla concorrenza, l'immissione di nuovi soldi pubblici è impossibile».
Il profondo rosso della cassa è motivo di grande allarme non solo per l'esiguità della cifra assoluta ma anche per la progressione a scendere registrata negli ultimi mesi. Qualche giorno fa, a fine marzo, la liquidità era di 170 milioni di euro, dieci in meno di quanto registrato alla fine di febbraio. In gennaio la cifra era di 282 milioni di euro mentre l'anno 2007 era stato chiuso con 367 milioni di euro. Strade obbligate a parte, un invito alla prudenza viene dalla Cgil dei trasporti scettica sulla possibilità di trasformare in accordo i dissidi tra Air France-Klm e rappresentanti dei lavoratori. «Capisco il clima elettorale - ha detto Fabrizio Solari, segretario generale - capisco la difficoltà della situazione ma lanciare segnali su un accordo a portata di mano non credo sia l'esercizio più saggio che si può fare in questo momento».