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Pescara, 06/05/2026
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Data: 11/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Il sistema dei servizi pubblici di Silvano Fiocco (*)

L'economia odierna presenta taluni caratteri che la differenziano enormemente dal passato, in particolare due: lo sviluppo rapido del sistema finanziario e il sempre maggior peso che, sia in termine di contributo al Pil che di occupazione, presenta il settore terziario, quello dei servizi, rispetto ai settori produttivi: agricoltura e industria. Per limitarci all'orizzonte di casa nostra, basta ricordare che al Pil abruzzese il settore dei servizi contribuisce con una quota pari al 60 per cento ed oltre, non molto distante dal corrispondente valore nazionale (65 per cento).
Lasciamo da parte il sistema finanziario (anche se oggi è al centro dell'attenzione - e delle preoccupazioni - degli osservatori) e quei particolari comparti del terziario ora indicati e parliamo dei servizi. La stampa locale ha dato notizia che la Regione avrebbe in animo di costituire una struttura, in qualche modo consorziale, che si ponga come organismo di collegamento tra le tre società che si occupano dei trasporti: l'Arpa, la Sangritana e la Gtm, società che ha in gestione il trasporto pubblico a Pescara. Queste società, insieme ad altri enti, costituiscono il braccio secolare della Regione in settori di primario interesse, braccio secolare nel senso che, essendo società di diritto privato, possono agire con agilità e prontezza per il conseguimento delle proprie finalità. Se l'iniziativa andasse in porto l'Abruzzo avrebbe dato un suo ulteriore contributo alla crescita della folta schiera di enti di varia natura e denominazione (aziende, consorzi ecc.) facenti capo al settore pubblico, che e in qualche modo è il riflesso lontano di quella supina accettazione della filosofia mercatistica dalla quale comincia a prendere le distanze anche qualche insospettabile.
Lo sviluppo del terziario è connotazione sicuramente positiva del sistema economico. Anche perché l'uomo moderno non si limita a soddisfare i bisogni primari, ma si avventura studiosamente su quella che potremmo chiamare la «infinita scalata dei desideri» (di cui non si vede il punto di arrivo). Il che può essere non solo criticabile ma anche preoccupante, tuttavia è fenomeno reale di cui non si può non tener conto. Questo vale per il gruppo dei servizi alla persona e alle famiglie (come vengono statisticamente definiti.) Altrettanto giustificata, anzi necessaria, è la crescita dei servizi alle imprese: si pensi, ad esempio, alle organizzazioni operanti nel campo dell'aggiornamento e della formazione continua degli addetti.
Il giudizio sui servizi d'istituzione pubblica non può essere altrettanto netto. Occorre fare le opportune distinzioni. Il loro stesso rigoglioso proliferare, però, genera qualche perplessità. Tuttavia non è neppure lecito sospettare che dietro la decisione di creare una società di servizio si celi sempre una volontà di malversazione: basti pensare ai casi di servizi di eccellenza, che non sarebbe conveniente creare all'interno, operanti per esempio nei settori della ricerca, dell'alta formazione, eccetera. Del resto è un processo di esternalizzazione non diverso da quello posto in essere dalle aziende private quando trasferiscono fuori dalla propria struttura talune funzioni che non sarebbe conveniente gestire direttamente.
La fattispecie che in assoluto genera i maggiori sospetti è quella delle aziende trasversali, vale dire quelle che vengono ad assumere un'illogica funzione di «aziende per le aziende» nel contesto di un'architettura complessa in cui gli elementi di specialità funzionale (le singole aziende) sono raccordate da una struttura di collegamento avente la stessa natura. Di solito vengono create per svolgere compiti di programmazione organica delle attività delle aziende di riferimento, di coordinamento delle attività delle stesse, e così via: tutte funzioni, però, che appartengono all'ente pubblico. Il quale non può spogliarsene perché in caso contrario la delega non sarebbe di funzioni operative o ausiliarie, ma di potere politico.

(*) Economista

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