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Pescara, 06/05/2026
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Data: 11/04/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marini: «Abruzzo, un voto importante»

PESCARA - E' l'ultimo giorno di campagna elettorale, a mezzanotte scadrà il tempo dei comizi e ventiquattr'ore di silenzio accompagneranno i cittadini fino all'apertura dei seggi, domenica mattina. Nell'attesa i partiti consumano febbrilmente fogli più o meno segreti con su stampate le indicazioni di sondaggi più o meno attendibili, professionali o artigianali che siano. Sondaggi che non riescono a risolvere il mistero del voto in Abruzzo, e soprattutto quello per il Senato, che potrebbe risultare decisivo per le sorti dell'intera competizione nazionale.
Franco Marini, presidente del Senato uscente, è il capolista abruzzese del Pd nella corsa a Palazzo Madama.
«Sì, il voto in Abruzzo è particolamente importante. L'Abruzzo, con il Lazio e la Liguria, può decidere del risultato finale, al Senato. L'importante è che dal voto emerga una chiara indicazione, che insomma possano venir fuori una maggioranza e un governo in grado di guidare l'Italia, perchè è di questo che abbiamo bisogno. Io naturalmente spero che si tratti di una maggioranza e di un governo con le insegne del Partito democratico. Ed ho fiducia nell'elettorato».
Lei non vuol sentir parlare di pareggio, ma certo è che esiste il rischio di scoprire, lunedì sera, una situazione di sostanziale stallo tra le due formazioni di maggior peso del panorama politico. Altro che governabilità assicurata.
«La prima cosa che farò, appena messo piede nel nuovo Senato, sarà chiedere a tutti gli schieramenti di mettersi al lavoro per cambiare questa legge elettorale. Lo dico da tempo e ora lo ripeto: è una legge assurda, che non consente di assicurare un governo al Paese. E non possiamo permetterci di non essere governati. L'Europa scappa, e noi restiamo fermi, la politica resta ferma. E' un errore, un danno. Dobbiamo uscire fuori da questa trappola».
Le era stato affidato l'incarico di formare un governo proprio per cambiarla, questa legge elettorale. Un incarico difficile, vista l'alta tensione che regolava e tuttora regola i rapporti tra centrosinistra e centrodestra. Le cose sono andate come sappiamo, e adesso avremo un voto frutto di una legge che a parole nessuno voleva, ma che nei fatti è restata intatta.
«Già. Ed è per me un motivo di amarezza. Perciò cambiamola al più presto, questa legge. I problemi del Paese impongono un governo solido, in grado di amministrare l'Italia per un'intera legislatura. Questo è un Paese che non cresce più, gli ultimi dati forniti dagli analisti economici sono sconfortanti: certo, la congiuntura internazionale pesa su tutti, ma altri Paesi vanno molto meglio di noi, che pure abbiamo potenzialità straordinarie. E rischiamo di perdere altro terreno se la politica non si mostrerà in grado di fornire risposte valide, di restituire speranze ai cittadini, di premiare lo sforzo di lavoratori e imprese. Per questo serve un governo forte. Io spero sia targato Pd».

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