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Data: 15/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
L'Italia ha messo su i muscoli. Leghisti. Walter nemmeno pareggia ma forse costruisce per il domani di Mino Fuccillo

L'una pesa più dell'altra sulla bilancia, molto di più. Non è dimagrita di un grammo ed ha messo su impressionanti muscoli, muscoli leghisti. L'altra ha meno, molti meno chili da far valere, nonostante si sia mangiata tutta la polpa elettorale della sinistra una volta chiamata radicale e ora diventata marginale. L'una è l'Italia di Berlusconi e Bossi, un'Italia che ritorna, vince e governa. L'altra è l'Italia di Veltroni, un'Italia che spunta, si aggrega e si forma. Ma nemmeno pareggia. Messe in colonna, sottratte e sommate, fanno un'Italia che parla e vota chiaro: Berlusconi di sicuro per l'oggi, Veltroni, forse, per un domani più o meno lontano.
C'è un'Italia «elettorale». Nuova, segnata da due risultati imprevisti: il trionfo della Lega e la disfatta della Sinistra Arcobaleno. Ma non irriconoscibile rispetto ai connotati che aveva due anni fa. Allora centrodestra e centrosinistra raccolsero entrambi circa il 49%. Oggi l'elettorato di centrodestra vale il 54 abbondante. Quello di centrosinistra il 44 scarso. Italia «elettorale» che però non coincide con quella politica.
Qui l'Italia di centrodestra si è scomposta in tre: il Pdl più la Lega, l'Udc e la Destra. Il Pdl è rimasto qualche punto percentuale sotto la sua dote iniziale (37/38 invece che 40/41), l'Udc si è tenuta i suoi voti (5/6), la Destra è apparsa con il 2. E' stata la Lega a raddoppiare i voti. Due anni fa, nell'Italia del centrodestra, neanche uno su dieci votava Lega. Oggi quasi uno su sei. Si è scomposta e divisa l'Italia di centrodestra, ma senza danno. Solo diventando più verde e «padana» che mai.
L'Italia che era di centrosinistra è smagrita fino e sotto il 44 per cento. Ma si è raccolta quasi tutta intorno al Pd. Credendo nel voto «utile» ma, soprattutto, per la prima volta nella storia italiana, dando vita, carne e sangue a un partito riformista del 38/39 per cento. Veltroni ha perso le elezioni, ma la sua chiamata e conta dei riformisti è riuscita.
Ci sarà, c'è, un'Italia istituzionale. Berlusconi governerà. Ha i numeri, ampi, per farlo alla Camera. Ha i numeri sufficienti per farlo al Senato. Potrà applicare, senza intoppi e alibi, la sua ricetta. Quale sia è noto per sua stessa promessa e garanzia: la stessa degli anni 2001/2006. Meno tasse, stessa spesa. Con la complicazione di meno Pil e più inflazione, meno credito e minor produttività. Verrà il protezionismo commerciale di Tremonti e verrà il federalismo. Se saranno balsami o veleni, si vedrà. Di certo Berlusconi non avrà le mani istituzionalmente legate, dovrà però scrivere ogni legge a quattro mani con Bossi.
C'era, c'è e batte il pugno sul tavolo un'Italia sociale. Quella che chiede protezione dal fisco casalingo e dalla concorrenza internazionale, dall'arretratezza delle infrastutture e dalla modernità dei mercati. Un'Italia delle libertà, prima fra tutte quella di sottrarsi alla globalizzazione, all'immigrazione, al cambio di pelle e di passo nel produrre e guadagnare. Operai, casalinghe, artigiani, commercianti, piccole aziende, studi professionali, è l'Italia che fa 46/47 per cento nell'urna.
Al suo interno, cuore che pulsa o stomaco che si dilata, l'Italia dell'8 per cento, anzi del 25. Lombardia e Veneto. E 15 per cento in Piemonte: l'Italia leghista è finalmente popolo. Radunatosi, come dice il suo leader, a menar «sberle».
Fuori, resiste un'Italia del 5 per cento. L'unica che «tiene botta» come giustamente rivendica Casini. Travolta, dispersa, ristretta e depressa l'Italia dei «movimenti» e degli antagonismi. Allergica al governare, aveva finora pensato di essere spina dorsale e visceri della sinistra, si è scoperta sottile epidermide che muta e decade.
Altrove, altrove dall'Italia che domina in casa e dal mondo si barrica, l'Italia che vota Veltroni: 38/39 per cento. Lasciata indietro dal turbo della Lega, non le basta il travaso di benzina dal motore fuso della Sinistra. 8/9 punti sotto e dietro il Pdl, 7/8 punti sopra quel che valeva due anni fa. Un'Italia di ricambio. C'è, anche se di minoranza. Nel caso quella che corre e vince finisse, in stato di ebbrezza, fuori strada.

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