Confermati Testa, Fiorilli e Antonelli Rischia De Camillis
PESCARA. Nel Consiglio comunale riciclato per metà, l'«energia nuova», come recita il santino elettorale, è quella di Marco Alessandrini, l'avvocato di 37 anni - figlio del magistrato ucciso da Prima Linea nel 1979 - trascinato nell'agone politico dal sindaco Luciano D'Alfonso. Per il resto, la sostanza non cambia fatta eccezione per gli esclusi eccellenti. Confermata (quasi) la squadra degli assessori uscenti, tra le fila del Pd si fa largo Bartolomeo Di Pinto, il colonnello dell'Arma Azzurra al debutto nella vita amministrativa, scortato da Giuseppe De Dominicis. A quota 130 sezioni su 170, Giampiero Catone rischia il posto.
Nel Consiglio comunale appannaggio degli uomini - soltanto tre le donne elette - mentre la sala consiliare si riempie di gente a caccia di risultati, sicuri della poltrona sono Alberto Balducci, Vincenzo Dogali, Moreno Di Pietrantonio, Ugo Zuccarini e Giuseppe De Dominicis, capolista del Pd a sostegno del sindaco, pronto a "traslocare" dal palazzo di fronte. Via libera per il Consiglio comunale, mentre lo spoglio delle schede avanza lento, ai volti nuovi - del municipio ma non della politica - Antonio Blasioli, Bartolomeo Donato Di Matteo, Gianluca Fusilli e Marco Alessandrini. Tra i 18 uomini del Pd non entra Stefano Casciano: la battaglia, per i seggi restanti, è tutta da giocare tra Nicola Ferrara che passa tutto il giorno attaccato al telefono alla ricerca disperata di notizie, Camillo D'Angelo che in municipio non si fa vedere e il genetista Giandomenico Palka. In lizza per una poltrona anche Enzo Imbastaro, Virgilio Di Luzio, Bartolomeo Di Pinto e Florio Corneli.
Con i voti dell'Italia dei Valori arriva in Consiglio comunale Camillo Sulpizio accompagnato da Michele Di Marco e da Filippo Pasquali, presidente del Consiglio provinciale. La lista civica Pescara Città Ponte schiera in prima posizione Agostino Di Bartolomeo e, dietro di lui, si lotta per un pugno di voti: in lizza ci sono Roberto De Camillis, Giuseppe Bruno e Mario Sorgentone. Il Partito Socialista riporta in aula un uomo solo: è Riccardo Padovano.
Sugli scranni dell'opposizione, insieme a Luigi Albore Mascia, c'è posto per Guerino Testa, Nicoletta Verì, Nazario Pagano, Marcello Antonelli, Roberto Renzetti e Lorenzo Sospiri. Per gli altri tre seggi spettanti al Pdl, sono in corsa Guido Cerolini Forlini, Andrea Pastore e Giampiero Catone.
Con la dote di voti dell'Udc Carlo Masci si porta dietro il fido Berardino Fiorilli. Per il terzo uomo è una battaglia a tre, fino all'ultima preferenza, tra i vigili urbani Amedeo Volpe e Raffaele Roio insidiati però da Mattia Giansante.
Gianni Teodoro entra in Consiglio comunale accompagnato da Massimiliano Pignoli ma quest'ultimo ingresso è legato al computo delle schede per Sandro Damiani. Un pugno di voti divide l'ingresso di Silvestro Profico in aula dal baratro: per Sinistra Arcobaleno, la consultazione elettorale si commenta con i volti scuri accampati sotto il maxischermo in piazza Italia. «Una tragedia», è la voce che circola: una voce che trasuda rabbia.
Il Consiglio comunale non si tinge di rosa: sono soltanto tre le donne in lizza e cioè Vittoria D'Incecco e Paola Marchegiani, elette nel Pd, e Nicoletta Verì. Il Consiglio comunale si conferma blu dipinto di blu, terra di uomini per definizione. Per tutte le donne in lista, a partire da Viola Arcuri, quella che viene fuori dal giudizio delle urne è una bocciatura senza appello. Per le tre donne elette, invece, dopo aver fatto parte della squadra dell'ultima consiliatura, in maggioranza e nell'opposizione, è una conferma.