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Data: 16/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Veltroni lancia il "governo ombra" Il leader del Pd: un danno per la democrazia l'assenza dell'Arcobaleno dal Parlamento, ma non sono il loro killer

Accusa il Cavaliere di aver sbagliato i primi passi e promette dialogo con l'Udc

Se avessimo avuto un po' più di tempo a disposizione, sarebbe andata meglio Il centrodestra non reggerà cinque anni

ROMA. Un buon risultato per il Partito democratico, forse il massimo possibile nel poco tempo a disposizione e la necessità ora di «far decollare una nuova sfida». Il giorno dopo è l'ora dell'analisi del voto per Veltroni, ma anche delle prime mosse da capo dell'opposizione.
Riunisce i big del partito, da D'Alema a Marini, da Bersani a Enrico Letta e Paolo Gentiloni. Ma porta anche il primo attacco a Berlusconi a cui aveva fatto gli auguri di buon lavoro solo la sera prima. Annuncia la creazione di un governo ombra e il dialogo sia con l'Udc che con le opposizioni rimaste fuori dal Parlamento. Respinge però l'accusa di essere stato il «killer» della sinistra radicale: hanno pagato il loro atteggiamento nel governo. E si dice convinto che il nuovo governo Berlusconi non durerà 5 anni.
Veltroni sottolinea di essere stato «negativamente colpito» dalle prime dichiarazioni del Cavaliere. Innanzitutto perché ha già fatto marcia indietro sulla riforma elettorale, assicurando che va benissimo quella attuale, magari con l'unica modifica di rendere nazionale il premio di maggioranza al Senato. Ma anche perché ha già avvertito che le presidenze delle Camere andranno tutte e due alla maggioranza, «per un certo tono verso le altre forze politiche di opposizione, non solo il Pd», e per una «certa idea di autosufficienza». Insomma dichiarazioni che «non fanno certamente vedere un buon inizio».
Per quanto riguarda il risultato elettorale, Veltroni ribadisce che la vittoria della coalizione di Berlusconi è indiscutibile, ma che all'interno di questo dato, a fronte della forte crescita della Lega, il Pdl ha perso circa 800mila voti, rispetto a quanto avevano preso Forza Italia e An. «Penso che sia difficile che il governo della destra arrivi a fine legislatura - dice quindi - a causa del forte peso della Lega».
Per quanto riguarda il Pd, Veltroni ribadisce invece la crescita rispetto al voto dell'Ulivo del 2006 e la crescita, per la prima volta da anni, anche al Nord. A penalizzare le forze del centrosinistra, aggiunge, «ha pesato il giudizio verso il governo». «C'era un'obiettiva difficoltà tra la maggioranza di governo e il Paese». In particolare, sostiene Veltroni, su quattro temi: «La povertà, il problema della pressione fiscale, la cultura del veto, e i problemi della sicurezza e dell'immigrazione» non si è riuscito a comunicare al Paese un cambiamento radicale «che non è solo di coalizione, ma anche programamtico e di cultura politica». Ora bisogna dunque continuare su questa strada e avere fiducia.
D'altra parte, sostiene, «è successo nuovamente ciò che succede da anni, cioè che chi governa è stato sconfitto, segno della fragilità del sistema e dei governi. E penso che anche dentro alla coalizione di chi sta per governare c'è questa difficoltà».
«Quello che non abbiamo avuto è stato il tempo, quel poco che avevamo lo abbiamo impegnato in una campagna elettorale intensa, ma se ne avessimo avuto di più avremmo potuto fare di più». Sconfitto nella partita del governo, il Pd secondo Veltroni esce però dalle elezioni consolidato e con una sua identità. Si tratterà ora di diffonderne la presenza sul territorio, ma il segretario annuncia anche una «offensiva culturale» da lanciare nel Paese intorno ai valori dell'integrazione.
Veltroni annuncia poi un dialogo con le altre opposizioni e «in particolare» con l'Udc. Giudica un «danno per la democrazia» il fatto che la Sinistra arcobaleno sia rimasta fuori dal Parlamento, «un errore un limite» della legge elettorale attuale. Ma respinge qualsiasi accusa. La sinistra, sostiene invece, «paga un prezzo elevato per la sua esperienza di governo e per la sua responsabilità di aver minato costantemente il governo stesso, cercando di curvarne l'azione su un versante più ideologico».

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