PESCARA - Non c'è solo il posto di Tommaso Ginoble da rimpiazzare subito. Le grane per Ottaviano Del Turco sono almeno quattro, di quelle da notti in bianco. Perchè non si tratta di azionare una semplice staffetta ma di un rimpasto bello e buono, con deleghe che si rimescolano e assessori che vanno e vengono: e sul suo tavolo ieri mattina c'erano i risultati delle elezioni, quelli politici e quelli amministrativi, da tenere bene in mente adesso che si apriranno le danze per la giunta regionale. Il segretario generale Lamberto Quarta incontrerà tra oggi e domani Giovanni Lolli e Franco Marini, ma in agenda c'è un vertice a due tra il governatore e il segretario del Pd: perchè ci sono responsabilità da condividere, scelte da pesare, in gioco alleanze vecchie e scenari nuovi. La rivoluzione nella giunta regionale è pronta per partire, ma dovrà portare una doppia firma: quella di Del Turco e quella di D'Alfonso.
Quattro i problemi all'orizzonte: il posto in giunta per l'Italia dei Valori; almeno altri tre consiglieri in corsa per ottenere un assessorato; il riequilibrio della ex Margherita; il riequilibrio territoriale a favore di Chieti; il ruolo nella giunta per la Sinistra arcobaleno. Ma il primo tema da affrontare è quello dell'Idv che già dopo l'accordo con Veltroni si era detta pronta ad appoggiare di nuovo la giunta regionale, a condizione però di ottenere un assessorato; una richiesta che assume più forza oggi dopo il brillante successo ottenuto dalla lista. Il candidato all'assessorato è il teramano Augusto Di Stanislao, l'acquisto più recente che però si è messo fortemente in gioco candidandosi, mentre le quotazioni di Bruno Evangelista sono in picchiata perchè è uno dei consiglieri entrato grazie al listino: della serie due grazie sono troppe. Ma c'è da dire che alla fine il nome dell'assessore sarà indicato direttamente da Antonio Di Pietro, e una telefonata con Del Turco c'è già stata in queste ore.
Il secondo tema è quello della lista d'attesa: al primo posto c'è Donato Di Matteo, sponsorizzato direttamente dal segretario del Pd in cambio della sua candidatura al Comune di Pescara; poi ci sono Antonio Boschetti e Camillo D'Alessandro entrambi della ex Margherita ed entrambi di Chieti che potrebbero così compensare il deficit di rappresentanza del capoluogo teatino affidata ora soltanto a Franco Caramanico. Mentre sia Teramo (con Ginoble prima e Di Stanislao nell'ipotesi staffetta, Verticelli e Mura) che Pescara (con Mazzocca, Paolini e Fabiani) che L'Aquila (con D'Amico, Srour e Bianchi) hanno tre assessori.Ed è proprio Franco Caramanico quello che rischia di più. Causa punto interrogativo sulla casella di appartenenza: perchè l'assessore all'Ambiente prima delle elezioni aveva rinnegato la Sinistra democratica senza però mai aderire al Pd. E mentre la Sinistra arcobaleno è pronta a scaricarlo, spetterà al Pd e a D'Alfonso decidere se prenderselo in carico. E con Caramanico si apre il problema più grande, quello della Sinistra arcobaleno, la cui forza alla Regione alla luce dei risultati alle Politiche e alle amministrative viene considerata sovradimensionata: la Sa ha già tre assessorati (se si considera anche Caramanico) e ne aveva chiesto un quarto per i Verdi; e ha la presidenza di due commissioni, Bilancio e Riforme, più la delega alla Cooperazione affidata a Gianni Melilla che viene considerata un piccolo assessorato. Troppo, secondo la valutazione della Regione, anche perchè il trend negativo della Sinistra era già in corso da tempo (vedere Vasto, L'Aquila e Avezzano) ed era stato soltanto mimetizzato: ragione per tagliare almeno un assessorato, lasciando alla Sa una sola delega (o quella della Mura o quella di Fabiani). Esaurito questo passaggio, si darà il via ad un avvicendamento tra due esponenti Pd: e a lasciarci le penne potrebbero essere Valentina Bianchi o Enrico Paolini che non viene considerato più così forte e blindato come tre ani fa quando era segretario regionale dei Ds sponsorizzato dal segretario Piero Fassino. I tempi sono cambiati, e la politica non perdona.