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Data: 20/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Nuova giunta, io ho coraggio e il Pd?» Del Turco: un assessore ai dipietristi e non caccio la Sinistra Arcobaleno

«Nessuna pregiudiziale nei confronti della Sinistra-Arcobaleno»

PESCARA. Presidente Ottaviano Del Turco, oggi ha partecipato alla prima riunione del vertice del Partito democratico abruzzese dopo il voto. Immagino che non abbiate parlato solo di elezioni: in questi giorni si è discusso molto di un rimpasto in giunta regionale. Com'è andata?
«È stata un'ottima riunione. Abbiamo tracciato un bilancio pacato e ragionato del voto. Abbiamo anche avviato una positiva riflessione sull'ipotesi formulata nei giorni scorsi di un programma di fine legislatura, con una squadra che abbia la coesione e la volontà necessaria per costruire la vittoria prima alle provinciali e poi alle regionali».
A che tipo di rimpasto pensa? E di quale entità?
«Ci sono due ipotesi. La prima è quella di sostituire l'assessore dimissionario Tommaso Ginoble con un altro assessore dell'Italia dei valori».
Quindi conferma che l'Idv entra nell'esecutivo?
«Su questo non c'è discussione».
Sarà l'Idv a indicare il nome?
«L'indicazione spetta al presidente. Ho chiesto una rosa di nomi che mi consenta di scegliere la persona giusta».
Diceva che questa è solo la prima ipotesi.
«Certo, limitarsi alla sostituzione dell'assessore dimissionario non aiuta ad affrontare il problema. Ci vuole un progetto più ampio, ma per far questo occorre una grande coesione nel Pd. E un grande coraggio. Io ce l'ho, vorrei che lo dimostrassero anche gli altri».
Vede resistenze nel Pd?
«Devo dire che la riunione di questa mattina è stata incoraggiante. Tutti riconoscono che spetta al presidente fare la scelta sulle deleghe della giunta. Ma chiedo una coesione politica della maggiorana di governo per il programma di fine legislatura».
Si è parlato di una riformulazione delle deleghe, conferma?
«Parte integrante di questo progetto è anche cambiare la struttura delle deleghe e stabilire le priorità di programma di fine legislatura, per metterci persone con esperienza».
Il centrodestra vede in questo maxirimpasto un segno di debolezza dell'azione di governo, se non di fallimento.
«Beh, loro hanno cambiato cinque assessori alla Sanità in 5 anni. Sono gli ultimi che possano dire qualcosa. Io dico che è normale che, finita la fase di risanamento, che è la parte più importante, ci si avvii adesso alla fase di redistribuzione».
A quali interventi pensa?
«Penso alle infrastrutture, naturalmente alla sanità e al programma della raccolta dei rifiuti. È arrivato il momento di decidere sui termovalorizzatori. Oggi ho proposto l'apertura formale di una discussione con il territorio per la realizzazione di uno o due termovalorizzatori, ed evitare così di ritrovarci prima o poi come la Campania».
Gli assessori della Sinistra-Arcobaleno resteranno in giunta?
«Non c'è nessuna pregiudiziale di esclusione verso la Sinistra Arcobaleno. Anche se ora pagano l'eterno equivoco di essere forza di governo e di opposizione. Con Berlinguer quella era una formula che indicava un gigantesco processo di riadattamento della sinistra. Praticata da alcuni dirigenti di Rifondazione diventa una caricatura».
A proposito di investimenti. Con Prodi, con cui lei ha buoni rapporti, era stato avviato un programma di aiuto straordinario per gli investimenti. Ora cosa accadrà con Berlusconi?
«Se penso ai rapporti personali ne ho di ottimi sia con Berlusconi che con Gianni Letta. C'è un aspetto che può fare la differenza. Io con Prodi ho potuto contare su una squadra di parlamentari abruzzesi che hanno fatto un lavoro magnifico. Mi auguro di poter contare sulla collaborazione dei parlamentari eletti nel centrodestra».
Lei ha incontrato il sindaco Luciano D'Alfonso. Cosa vi siete detti?
«L'incontro con D'Alfonso è stato sereno. Ma siccome comincia a circolare la storia che lui fa il sindaco per due anni, voglio dire che questa è una sciocchezza che rischiamo di pagare tutti, ed è una cosa sbagliata per lui».
Niente Regione per D'Alfonso?
«Ci si pensa a tempo debito».
Presidente, ha visto che la lega è arrivata nelle Marche? Teme una deriva leghista anche in Abruzzo? Il costituzionalista Ainis, che abbiamo intervistato ieri, non esclude un'ipotesi del genere.
«Io ho un'opinione diversa, anche se rispetto molto un costituzionalista intelligente come Ainis. Vorrei dire che tutti quelli della destra abruzzese che esaltano la vittoria della Lega mi appaiono come i famosi tacchini che non vedevano l'ora che arrivasse Natale. Quando faranno i conti col federalismo fiscale che la Lega si prepara a calare sui bilanci, si accorgeranno che si userà la stessa logica spietata che ha riguardato il debito della sanità».
Comunque si comincia già a discutere nel Pdl di federalismo modello Lombardia: l'80 per cento dell'Iva e il 15% delle imposte dirette che restano sul territorio.
«Qualcuno dovrebbe fare i conti su cosa vorrebbe dire per l'Abruzzo. Il modello lombardo va bene in Lombardia, è una forma di egoismo sociale, ma in Abruzzo non funzionerebbe».
Però si parla molto di federalismo anche a sinistra. «Un po' di federalismo è fuori discussione, è una scelta irreversibile della cultura di centrosinistra. Quando parlavo di riprendere un rapporto con Roma parlavo di questo equilibrio federale diverso, non di qualche mancia in più. Io non andavo a cena con Prodi per preparare la "cena delle beffe", come qualcuno ha detto».
Come vede il ruolo del presidente Franco Marini nel nuovo assetto del Pd nazionale?
«Marini avrà un grande ruolo e svolgerà una funzione fondamentale assieme a Veltroni, anche perché la decisione di Prodi di lasciare la presidenza del partito non è senza conseguenze. Comunque questa mattina ho ribadito che il Pd deve essere una cosa diversa dalla somma degli apparati preesistenti, quello comunista, democristiano, socialista. Una cosa del genere non va lontano. Perché si possa diventare maggioranza di governo occorre usare il linguaggio e la pratica delle politiche per obiettivo».
Che effetto le fa vedere per la prima volta i socialisti fuori dal Parlamento?
«Un risultato drammatico. Io per la verità mi sento di avere la coscienza a posto. Con la linea di Enrico Boselli mi sono scontrato al congresso e ho perduto».

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