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Data: 22/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
I sindacati: ora pensiamo alle famiglie La Cgil: «Malcontento verso il governo ma dobbiamo riflettere anche noi» L'analisi delle tre sigle confederali dei risultati delle urne e i punti basilari delle contrattazioni future

TERAMO. I sindacati riflettono sul risultato delle elezioni. «C'è stato un terremoto», commenta Marilena D'Annunzio, segretario organizzativo della Camera del lavoro di Teramo, «che ha disegnato un'Italia bipolare con salda maggioranza di centrodestra e un'exploit della Lega al Nord, a causa del problema della sicurezza che il centrosinistra non è riuscito a interpretare. Il Pd ha preso qualche voto in più ma tutto sommato si può considerare una sconfitta e la sinistra scompare. Il dissenso sulle scelte del governo Prodi ha pesato sull'astensionismo che sullo spostamento a destra. E' mancata una risposta sulla questione salariale, che è una vera emergenza. E hanno pesato le divisioni nell'esecutivo. La disaffezione alla politica e il malumore più che giustificato, noi l'avevamo captato nel voto sul protocollo del welfare di febbraio. Il risultato elettorale carica di reponsabilità la Cgil, tenendo conto che tutte le anime del centrosinistra sono nel nostro corpo sociale. Una riflessione anche noi la dobbiamo fare, ci dobbiamo misurare con più forza e calandoci concretamente nei bisogni delle persone». La caduta del governo ha troncato a metà la sua azione: «lavoratori e pensionati, che dovevano "avere" dopo il risanamento, sono rimasti con un verbo solo, il "dare"», osserva la sindacalista, «ora il confronto sarà sulla piattaforma che avevamo in piedi: riduzione della tassazione su lavoro dipendente e pensioni, politiche per rilancio degli investimenti, riduzione tariffe e prezzi, politica fiscale per la casa (che significa non solo l'eliminazione dell'Ici, ma affitti e mutui) e riforma delle regole per consentire rinnovi contrattuali alle normali scadenze». La Cgil sta facendo una serie di conferenze di organizzazione per decidere come riposizionarsi sul territorio e «per riprogettare il Paese». A margine D'Annunzio fa notare che «nonostante gli impegni presi solo verbalmente, il numero di donne elette è esiguo, non sono state messe nelle condizioni di essere elette».
Il segretario della Cisl di Teramo, Antonio Scuteri commenta laconicamente i risultati elettorali, puntando soprattutto sul futuro: «il popolo è sovrano, ha deciso e questo è il governo. Con queste elezioni, grazie alla semplificazione del sistema partitico, si è raggiunto un importante traguardo per il governo, la stabilità a livello istituzionale. Al di là del colore politico, il futuro governo potrà lavorare con un assetto più solido e in questo quadro la politica potrà dare risposte di cui i lavoratori e pensionati hanno bisogno: recupero del potere di acquisto di salari e pensioni e della produttività alle imprese, che va redistribuita ai lavoratori con il rafforzamento della contrattazione di secondo livello. Resta fondamentale per la ripresa del Paese la lotta al lavoro nero e all'evasione, che solo in provincia di Teramo nasconde 2,5 miliardi di euro».
Alfiero Di Giammartino, segretario provinciale della Uil Fpl traccia un'analisi approfondita del risultato elettorale: «La sinistra ha pagato il doppio ruolo: da una parte forza di governo e dall'altra voce di dissenso. Messaggi contrastanti per cui la gente non ha capito e la sinistra ha perso di credibilità. Non a caso gli operai si sono rivolti a non ai partiti tradizionali: il momento attuale è particolare e bisogna ragionare con logiche territoriali. Le ideologie sono meno sentite, mentre hanno più peso le esigenze locali, spicciole e quotidiane. A livello personale mi dispiace per com'è andata: i risultati che stava ottendo il governo Prodi non sono emersi con chiarezza. Il governo di centrosinistra non ha saputo comunicare con la gente, eppure stava dando delle risposte. Se oggi parliamo di detassare straordinari e aumenti contrattuali, per dar respiro a imprese e famiglie, non dobbiamo dimenticare che il discorso è stato avviato con il memorandum, i germi sono stati gettati dal governo Prodi».

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