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Pescara, 25/02/2021
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Data: 17/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scade dopodomani l’ultimatum di Strada dei Parchi. Due iniziative della concessionaria dopo l’inchiesta sul rischio inquinamento. La minaccia di blocco della circolazione sulla A24 accompagna un ricorso al Tar

L'AQUILA Due documenti, di cui il Messaggero è in possesso, rischiano di avere un effetto deflagrante sul caso autostrade. Una lettera, datata 5 aprile, inviata alla presidenza del Consiglio, ai ministeri Infrastrutture e Ambiente, a Prefetture, Regione, Ispra e Infn, con la quale si minaccia la chiusura del traforo del Gran Sasso; un ricorso al Tar, presentato pochi giorni fa, per chiedere l'annullamento della delibera regionale 33-2019, che riepilogava il lavoro della commissione tecnica per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, indicando fabbisogni economici e necessità di indagini integrative. Strada dei Parchi, che gestisce A24 e A25, sferra un doppio attacco sul rischio inquinamento dell'acquifero, evocando misure eccezionali e mettendo in crisi l'unitarietà con cui finora, su input del passato governo regionale, si era andati avanti nella definizione del piano di messa in sicurezza.
La società concessionaria ha agito alla luce dell'inchiesta della Procura di Teramo che ha portato all'iscrizione sul registro degli indagati di dieci persone (i vertici della stessa SdP, di Infn e di Ruzzo Reti) sull'ipotesi che il pericolo di inquinamento derivi dalla carenza/assenza di isolamento tra le superfici e le condutture di scarico delle gallerie e la falda acquifera. Un procedimento, in cui la Regione ha già annunciato già la costituzione di parte civile nel processo che dovrà essere incardinato dinanzi al giudice monocratico visti gli esiti dell'udienza preliminare dello scorso 10 aprile.
Nella lettera Strada dei Parchi avverte con nettezza: «In assenza di precise indicazioni dirimenti sotto ogni profilo regolatorio e legale da rendere entro quindici giorni (cioè entro dopodomani, ndr) la concessionaria, al fine di evitare di incorrere in ulteriori contestazioni già oggetto del procedimento penale in corso, si vedrà costretta a interdire al traffico la tratta A24 su cui insiste il traforo del Gran Sasso, in entrambe le direzioni di marcia, tra Assergi e Colledara-San Gabriele». Il punto nodale è che la società ritiene di non avere responsabilità di sorta nella messa in sicurezza, addebitando l'onere ai soggetti proprietari. Ecco il motivo del ricorso al Tar per annullare una delibera che era stata condivisa tra i vari enti (con tanto di firma del verbale). Nell'atto si arriva a sostenere che «Strada dei Parchi è priva di qualsiasi competenza per lo svolgimento delle attività di tutela e salvaguardia del sistema idrico del Gran Sasso». Contestando, dunque, «la carenza assoluta di potere in capo alla Regione nel prescrivere adempimenti o attività di sorta a carico della concessionaria». La delibera della Regione indicava in 104 milioni i costi per i lavori di rifacimento delle condotte di captazione e per l'impermeabilizzazione.
LE CONTROMOSSE
Ieri il vice presidente della giunta regionale, Emanuele Imprudente, ha anticipato la possibile richiesta di stato di emergenza nazionale, auspicando l'arrivo di un commissario. L'ex presidente Giovanni Lolli, che ha coordinato il gruppo di lavoro, si è detto perplesso per la costituzione di parte civile annunciata dalla Regione. «Sono comunque a disposizione di Marsilio per ogni evenienza ha aggiunto con lo scopo di garantire la sicurezza, ma anche tutelare la strategicità dei laboratori del Gran Sasso, il più importante centro di ricerca nazionale. Il sistema deve essere messo in sicurezza: in questi anni abbiamo provato a metterci le mani, non scaricando responsabilità e facendo, tutti insieme, una proposta allo Stato, tradotta in una delibera. Purtroppo sono passati tre mesi senza che lo Stato abbia fatto nulla. Questo è un grande problema nazionale».

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