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Pescara, 28/02/2021
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Data: 18/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Non mi frega niente di Rigopiano l'emergenza è altro». La strage del resort

Una nave che affonda, con l'equipaggio che fa a gara per mettersi in salvo. È il clima che si respira in Prefettura non appena si ha il sentore che la Procura sta indagando sulla gestione del post Rigopiano. L'informativa dei carabinieri forestali, che accompagna l'avviso di conclusione delle indagini sul presunto depistaggio dell'inchiesta madre, restituisce un quadro impietoso. Con l'aggiunta di una coda velenosa che tira in ballo anche il questore e l'allora capo della squadra mobile (non idagati). Tutto ruota attorno all'ipotesi che i sette indagati, ovvero l'ex prefetto Provolo, i due viceprefetti distaccati Angieri e Mazzia e i dirigenti Verzella, Pontrandolfo, Acquaviva e De Cesaris, abbiano occultato il brogliaccio delle segnalazioni ricevute il giorno della tragedia, in particolare allo scopo di far sparire la telefonata effettuata dal resort, alle 11.38 del 18 gennaio, dal cameriere Gabriele D'Angelo. Il piano provinciale di Protezione civile prevedeva che fosse redatto un brogliaccio, che però non fu mai consegnato, nonostante fosse stato espressamente richiesto dalla Squadra mobile, nove giorni dopo la tragedia. Eppure il 18 gennaio le segnalazioni furono annotate su un foglietto volante, che sarebbe stato rinvenuto solo diversi mesi dopo dai carabinieri forestali, con una parte strappata, a giudizio degli inquirenti proprio allo scopo di far sparire la telefonata di D'Angelo.
IL BROGLIACCIO CHE SCOTTA
Il 31 gennaio, la Prefettura consegnò una relazione in risposta alla richiesta della Squadra mobile. Adempimento che agitò tutti e in particolare il prefetto. Quando, in seguito, la Procura avviò l'indagine per depistaggio, i due vice prefetti non sapevano di essere intercettati e Angieri, a proposito di quella relazione, si lamentò al telefono con Mazzia del fatto che Provolo avesse ricevuto dal Questore il consiglio di non firmare la relazione, scaricando l'incombenza su di loro: «A noi ci hanno detto di raccogliere tutti questi documenti e poi glieli abbiamo mandati e l'abbiamo firmata noi su indicazione del Prefetto, perché il Questore glie l'ha detto cosi, stava lì il Questore, in stanza con lui». Sempre Angieri, in una successiva conversazione, tirò in ballo anche l'ex capo della squadra mobile, Pierfrancesco Muriana, che per questa vicenda è stato ascoltato e non è mai stato indagato: «Cioè, noi siamo arrivati dopo, quello che abbiamo trovato abbiamo messo lì dentro. Lì il Prefetto ci ha detto di firmarla, noi veramente non eravamo molto contenti, però disse: io vi metto a disposizione il dirigente della mobile. E quindi con il dirigente della Mobile abbiamo preparato questa cosa cioè con quello a cui doveva andare la relazione».
Per i due vice prefetti questo aspetto assumerebbe una particolare rilevanza. «Questa è un po' la nostra ancora di salvezza confidò Angieri a Mazzia -. Secondo me eh, per come stanno impostando l'indagine, è un fatto nuovo che gli dà fastidio, li intralcia capito, per cui a tenerci lì dentro diventa un po' complicato». In un clima da tutti contro tutti, Provolo, in altre conversazioni intercettate, riconobbe apertamente che in quei giorni «la prefettura non funzionava» e si scagliò soprattutto contro «un capo di gabinetto di merda» e «la dirigente sfaticata». C'è spazio anche per una rivendicazione delle sottovalutazioni riguardanti le richieste di aiuto da Rigopiano. «Io dovevo segnalare altre situazioni, io dovevo tenere presente altre cose disse in una conversazione telefonica Verzella -. Cioè per me era più importante cercare una turbina per liberare le strade che non uno che mi telefona e dice c'ho paura, sto all'albergo di Rigopiano, cioè non me ne frega un cazzo di niente di quello lì, cioè con tutto il rispetto per me l'emergenza è un'altra».

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