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Pescara, 04/03/2021
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Data: 19/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ultimatum, ancora un mese per la chiusura del Gran Sasso

L'AQUILA Per il momento, almeno per un ulteriore mese, Strada dei Parchi non chiuderà il traforo del Gran Sasso. L'annuncio ieri, con una nota ufficiale: «Per non creare difficoltà agli utenti nel periodo di Pasqua, del 25 aprile e del 1 maggio, la chiusura delle gallerie del Gran Sasso nella tratta dell'autostrada A24 tra gli svincoli di Assergi e Colledara/San Gabriele, sarà differita alle ore 24 del 19 maggio». La società aveva annunciato nei giorni scorsi la volontà di perseguire questo provvedimento molto impattante «per evitare di incorrere in ulteriori contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle acque di superficie».
Il tutto trae origine nella inchiesta della Procura di Teramo che ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone, i vertici di SdP, Infn e Ruzzo Reti, proprio sul presupposto che il pericolo di inquinamento ambientale dell'acquifero del Gran Sasso possa derivare dall'assenza (o carenza) di isolamento tra le superfici e le condutture di scarico delle gallerie autostradali e la falda acquifera. Strada dei Parchi ha così disconosciuto la delibera regionale 33 del 25 gennaio 2019 con la quale erano stati individuati fabbisogno economico per la messa in sicurezza (oltre 100 milioni) e nuovi interventi e adempimenti. Per questo la società ha inteso ribadire, anche con ricorso al Tar, di non avere responsabilità in merito. Strada dei Parchi ha rimarcato, inoltre, che gli interventi di messa in sicurezza individuati dalla Regione Abruzzo sono estranei al rapporto concessorio relativo alla gestione delle autostrade A24, come riconosciuto anche dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che ha risposto con questi toni alla missiva. Nel frattempo, come conferma al Messaggero il presidente Marco Marsilio, la vicenda ha varcato i confini regionali ed è approdata sui tavoli del governo, ai massimi livelli. «Ho preso molto seriamente questa comunicazione ha detto Marsilio . L'ho riferita immediatamente al ministro Danilo Toninelli e ho scritto al presidente Conte per sollevare l'urgenza di una decisione da parte del governo. Anche valutando la possibilità di nominare nuovamente un commissario perché la Regione ha fatto tutto il percorso e tutta la ricognizione che poteva e doveva fare nell'ambito delle sue competenze. Il tavolo tecnico istituito nella scorsa consiliatura ha individuato una serie di interventi che si rendono necessari per mettere in sicurezza tutto il sistema idrico. Le risorse, però, non sono immediatamente disponibili e gli enti che dovrebbero fare gli interventi non hanno la capacità finanziaria. In presenza di una inchiesta in corso, che indica potenziali responsabilità penali, è chiaro che c'è una situazione di criticità che può portare alla chiusura del traforo. Noi vogliamo scongiurarla e chiediamo al governo di assumere tempestivamente ogni azione utile».
La base di partenza è la famigerata delibera regionale del gennaio scorso che sintetizza il lavoro della commissione tecnico-istituzionale. Un atto che però Strada dei Parchi contesta, tanto da chiederne l'annullamento al Tar. «Quel documento fa una ricognizione dei fabbisogni dice Marsilio -, ma non può impegnare fondi visto che la Regione non può né imporre pagamenti ad altri enti né utilizzare risorse proprie. Si crea un problema che rende necessario un intervento dello Stato anche perché la proprietà delle Infrastrutture è in gran parte riconducibile ad esso, con effetti che nascono dalla progettazione degli anni '70. Ecco perché dovrebbe occuparsene lo Stato».
La Regione ha annunciato la costituzione di parte civile dell'ente qualora l'inchiesta di Teramo sfociasse in un processo. «Siccome l'ipotesi di reato è quella di aver procurato inquinamento e danni ai cittadini spiega Marsilio - qualora si configurasse in processo è un atto dovuto che la Regione si ponga a tutela della popolazione ed eventualmente chieda un risarcimento del danno. Non è un atto ostile nei confronti di nessuno». L'ex presidente vicario Giovanni Lolli, che ha lungamente coordinato il tavolo tecnico-istituzionale sul tema, ha lanciato l'allarme sulla disgregazione di questi giorni che minerebbe l'unitarietà di intenti sin qui mostrata: «Credo che la risposta che il Ministero ha dato a Strada dei Parchi coincide con le mie valutazioni e con la riflessione fatta con Toninelli ha detto Marsilio -. A lui ho sottolineato io per primo la fondatezza di alcune argomentazioni, in linea con le nostre preoccupazioni».

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