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Pescara, 25/02/2021
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Data: 20/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sospetti M5S: ecco chi paga la Lega. Conte: Siri si dimetta dopo Pasqua. Di Maio non infierisce su Giorgetti perché l’obiettivo è Salvini: attenti ai fondi mafiosi. Grillini decisi a cavalcare la questione morale ma nel Movimento c’è chi lavora alla scissione. Arata jr a Palazzo Chigi assunto da Giorgetti I grillini: Salvini spieghi

ROMA Neppure la tregua di Pasqua. La guerra tra Lega e 5Stelle divampa anche di Venerdì Santo. E nel tritacarne pentastellato questa volta finisce addirittura Giancarlo Giorgetti, colpevole di avere assunto il figlio di Paolo Arata, il presunto corruttore del sottosegretario Armando Siri, al dipartimento di programmazione economica della Presidenza del Consiglio. Di più, il prossimo step dell'offensiva di Luigi Di Maio nel nome della «questione morale» e della «trasparenza», sarà chiedere a Matteo Salvini se «Arata finanzia la Lega». «E se la risposta dovesse essere affermativa», dicono nell'entourage del leader grillino, «sarebbe molto grave perché Arata è collegato alla mafia, a Messina Denaro».
L'attacco a Giorgetti, la mente della Lega a palazzo Chigi, il vero regista e insieme stratega economico in nome e per conto di Salvini (pur con qualche screzio), segna un'escalation. Giorgetti è il bersaglio grosso, ha un peso specifico decisamente superiore a Siri. E colpire lui vorrebbe dire innescare la reazione più violenta e dura del Carroccio: «I grillini con il loro giustizialismo sono pericolosi e lo sapevamo, ma se si azzardano a chiedere le dimissioni di Giorgetti, il governo non dura una giornata», dice un ministro leghista.
Questo i grillini lo sanno. Tant'è, che Luigi Di Maio, che ha dato personalmente il via libera alla nuova offensiva («sono sconvolto, questa cosa non può passare in cavalleria»), non sembra intenzionato in realtà ad affondare i colpi contro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il vero nemico (dal primo giorno) del patto di governo giallo-verde. «Guardate bene il comunicato, noi non chiediamo chiarimenti a Giorgetti, ma a Salvini. Vogliamo sapere se fosse a conoscenza di tutto questo», dice uno stretto collaboratore del leader pentastellato, «del resto è vero che Giorgetti ha assunto il figlio di Arata, ma in sé non ha fatto nulla di male: le colpe dei padri, si sa, non devono ricadere sui figli...».
In una spregiudicata mossa elettorale, deciso ad affossare l'alleato di governo sul fronte della «questione morale», Di Maio insomma punta direttamente su Salvini, convinto che il leader leghista (al contrario di Giorgetti) non voglia aprire la crisi prima delle elezioni europee del 26 maggio. «Dobbiamo capire se Salvini controlla il partito, se è a conoscenza delle sue zone d'ombra», dicono nell'entourage di Di Maio, «vogliamo sapere se Arata, che è un faccendiere legato alla mafia, finanzia la Lega. Poi, se scopriremo che la Lega è un partito corrotto, faremo le opportune valutazioni. Ciò che importa è che il Movimento ne esca pulito, senza una sola macchia».
Probabilmente Di Maio la risposta già la conosce. Arata viene descritto come «un amico della Lega», uno che «andava ai loro convegni». «In più il Carroccio non ha una situazione finanziaria esattamente florida, dunque...», dicono ancora i grillini ricordando i 49 milioni che via Bellerio deve ancora restituire, a seguito della condanna di Umberto Bossi e dell'ex tesoriere Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato.
LA MOSSA DEL PREMIER
Come se non bastasse, dopo la battaglia campale di Giovedì Santo, con le richieste grilline di dimissioni a Siri, deleghe ritirate, accuse di connivenze mafiose, da palazzo Chigi filtra l'intenzione di Giuseppe Conte di scavalcare il veto di Salvini. Il capo della Lega ha intimato: «Siri deve rimanere al suo posto». Invece il premier, rischiando di essere accusato nuovamente da Salvini di non essere super partes, proprio ieri ha rassicurato Di Maio: «Dopo Pasqua chiederò a Siri di dimettersi per una questione di opportunità». E spiegano i suoi: «Per noi un servitore dello Stato non può restare al suo posto con addosso l'accusa di corruzione. Crediamo, speriamo, desideriamo che Siri sia innocente, ma per una questione di principio deve lasciare il governo finché non avrà dimostrato la sua estraneità. Questo è il nostro stile, così noi trattiamo la questione morale».
Inutile dire che il governo è sull'orlo del burrone. Da capire soltanto se cadrà prima delle elezioni o a giugno. Di crisi, rimbalzandosi responsabilità e sospetti («vuoi fare un governo con Berlusconi», «tu lo vuoi fare con il Pd») ieri hanno parlato apertamente sia Salvini che Di Maio. Ma nessuno se ne vuole accollare la responsabilità. «Chi lo fa rischia di bruciarsi», sostiene Salvini.
Ma ci sarebbe chi, tra i grillini, starebbe già preparando le valigie per portare i propri voti a un nuovo esecutivo leghista, sostenuto da Fratelli d'Italia e da Forza Italia. Ma con il Cavaliere «in una posizione decisamente defilata».

Arata jr a Palazzo Chigi assunto da Giorgetti I grillini: Salvini spieghi

ROMA La lite continua fra Lega e 5Stelle sta sfociando in un massacro a suon di colpi bassi. Ieri l'accensione di un nuovo faro sul sottobosco governativo ha rinfocolato il corpo a corpo. Nel pomeriggio il Corriere.it ha svelato che Federico Arata, figlio dell'imprenditore siciliano Paolo Arata indagato assieme al sottosegretario leghista Armando Siri per una storia di finanziamenti legati ad emendamenti sull'energia eolica, lavora a Palazzo Chigi.
Ad assumere Federico Arata, con un contratto per il Dipartimento di programmazione economica, è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, esponente di spicco del Carroccio sia pure non perfettamente allineato con Matteo Salvini.
A pochi minuti dalla diffusione della notizia il Movimento 5Stelle - che già in mattinata aveva adombrato la crisi di governo - è partito all'attacco personale a Salvini con una nota insidiosa.
«La domanda che, per una questione di opportunità politica, ci poniamo - scrivono i pentastellati - è se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo. Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto. Non solo al M5S, con cui condivide un impegno attraverso il contratto di governo, ma anche ai cittadini».
IL LAPSUS
Gelida e provocatoria la replica della Lega che fa muro di fronte alla questione morale aperta dal M5S con l'obiettivo di metterli in difficoltà con il loro elettorato al quale dovranno spiegare perché attaccano senza dichiarare la crisi. «Parlamentari e ministri della Lega continuano a lavorare anche in questi giorni di festa. Non rispondono a polemiche e insulti che si sgonfieranno nell'arco di qualche ora. Federico Arata è persona preparata».
Un botta e risposta al vetriolo che forse spiega meglio di ogni altra descrizione l'incredibile lapsus in cui è incorso ieri il leader della Lega, Matteo Salvini. Che durante un incontro con il figlio del presidente del Brasile ha detto letteralmente: «Il governo sta facendo bene e può andara avanti a far bene per altri quattro mesi». Per correggersi subito dopo: «Quattro anni, quattro anni».
Salvini in mattinata aveva sottolineato che «la crisi di governo era solo nella testa di Di Maio».
Un bailamme nel quale insinua un cuneo il Pd di Nicola Zingaretti che propone di tornare alle urne di fronte ad un governo «incapace ma attaccato alle poltrone» e al premier Giuseppe Conte di riferire in Parlamento «su una vicenda che getta ombre inquietanti sull'esecutivo».
Fra i fuochi d'artificio politici Federico Arata, contattato da La Presse, spiega: «Non ho mai lavorato con il sottosegretario Giorgetti a Palazzo Chigi. Il ruolo era in iter come consulente esterno per le mie competenze».
Ma chi è davvero, Federico Arata? Architetto di professione e perfettamente padrone della lingua inglese, il figlio di Paolo Arata ha svolto il ruolo di ufficiale di collegamento fra la Lega e Steve Bannon, l'ex stratega di Donald Trump, in Europa da mesi per tessere la tela del sovranismo in funzione anti Unione Europea.
Nato nel 1985, Arata jr. nel suo curriculum - diffuso dalla Lega - dichiara di lavorare tra Londra e Zurigo. Ha frequentato il liceo Chateaubriand di Roma, poi la Luiss e ha conseguito vari master. Quanto alle esperienze di lavoro, è attualmente impiegato nella Sturgeon Capital, società di investimenti che opera tra Londra e il Pakistan. Ha lavorato per Credit Suisse, con focus sull'Arabia Saudita, per Alzahid Group, Nomura e Bnp Paribas.

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