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Pescara, 08/12/2019
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Data: 17/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Addio a Coatiti, l'ingegnere. Mezzo secolo di vita dedicato al trasporto su gomma. Tonelli: «Grandi le sue intuizioni»

PESCARA. Gli amici lo ricordano andare su e giù per la città con la sua vecchia "Mini minor", lui che aveva fatto del sistema di trasporto su gomma un credo. Una missione. Candido Coatiti, l'«ingegnere», se n'è andato qualche giorno fa in silenzio, per sua stessa volontà. Niente funerali, nessun annuncio. Vedovo e padre di due figli, Ciro e Maurizio, aveva compiuto 85 anni nel gennaio scorso. Nato a Gorizia ma pescarese di adozione, ex direttore della Gestione governativa, ex direttore della Saga (una parentesi breve), Coatiti era soprattutto un appassionato di motori e di meccanica, come ricorda il suo grande amico e compagno di lavoro Tullio Tonelli: «In 52 anni siamo stati gli unici direttori della Gestione governativa, poi Gtm. Lui l'ha guidata dal 1957 al 1º giugno 1989, io dal 1º luglio del 1989 al 20 settembre 2006. Prima ero stato il suo vice». Mezzo secolo insieme, una lunghissima storia da raccontare. Quando Coatiti assunse la direzione dell'allora Gestione governativa, c'era ancora il trenino Penne-Pescara a portare i pendolari dal mare alla montagna. «Ma Coatiti», ricorda Tonelli, «fu il primo ad intuire che quel tipo di trasporto su rotaia tagliava fuori interi comuni dell'entroterra: Moscufo, Pianella, Cappelle..., la ferrovia perdeva traffico. Così pensò all'autobus. Dal 1º aprile del '57 partì il trasporto urbano di Pescara rilevato dalla ditta Forlini. Le linee dei bus ebbero uno sviluppo notevole. Nel giro di pochi anni le line passarono da quattro a undici».
Ma chi era davvero Coatiti? «Amava trascorrere il suo tempo in officina. Non faceva che smontare motori nuovi, contestò parecchie cose alle ditte costruttrici. Era la sua passione, e lui era un grande competente di meccanica».
La mobilità, il traffico, il suo vero pallino. Ne discuteva continuamente con gli amministratori che si avvicendavano a Palazzo di città. Interveniva energicamente sui giornali. «Aveva delle opinioni sue», continua Tonelli, «ad esempio sulla fluidificazione del traffico. Spingeva per i sensi unici, senza attraversamenti e confluenza». Era quaste la sua idea di fondo per migliorare il traffico in città. Il carattere diretto, pragmatico, lo portava spesso a scontrarsi con gli altri. «Ha messo al primo posto la sua professione. Nel rapporto con i collaboratori e gli interlocutori esterni poteva sembrare anche un po' duro, e spesso si comportava così anche con i sindacati. In realtà quello che voleva davvero» ricorda ancora l'amico Tonelli «è che tutti si impegnassero, perché era uno che credeva nel lavoro».

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