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Data: 26/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Manovra, tagli al cuneo e frenata sulla flat tax Salvini all'attacco di Tria

ROMA Due tavoli. Due manovre. Due idee non proprio convergenti sulla riforma fiscale e sui rapporti con l'Europa. Il vertice convocato a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha reso plastiche ed evidenti le contraddizioni tra i programmi economici della Lega, da una parte, e quelli del resto del governo dall'altra. Con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria in mezzo e che ieri nemmeno aveva programmato di andare al vertice, ma è stato costretto a farlo per permettere a Conte di dire che quello di Palazzo Chigi era «l'unico vero» tavolo sulla manovra. Ovviamente contrapposto a quello convocato dieci giorni fa al Viminale da Matteso Salvini. E il balletto del vado-non-vado, ha coinvolto soprattutto i leghisti. Salvini non si è palesato. Fino al pomeriggio sembrava che una pattuglia di governo leghista potesse prendere parte al confronto. Da via Bellerio, d'altra parte, fanno sapere di non essere stati invitati. Poi alla fine, l'unico a sedere, quasi come un semplice osservatore, è stato il ministro dell'agricoltura Gianmarco Centinaio.
GLI ATTACCHI
I titolari leghisti del dossier sulla flat tax, il viceministro Massimo Garavaglia e il sottosegretario Massimo Bitonci, sono rimasti fuori da Palazzo Chigi. Ma con i fucili puntati e pronti a sparare. Al tavolo Luigi Di Maioha illustrato una proposta di taglio del cuneo fiscale in cambio del salario minimo attraverso l'esonero per chi assume a tempo indeterminato dal pagamento del contributo dell'1,6% dovuto per la Naspi (l'ammortizzatore contro la disoccupazione) del valore di 4 miliardi di euro. Garavaglia e Bitonci hanno subito fatto sapere che era «troppo poco». Una linea suffragata, a distanza, da Salvini. «Voglio ancora capire qual è idea di manovra economica per il paese», ha detto, «dove un forte taglio di tasse si fa aprendo un confronto anche con l'Europa. E non lo fai se obbedisci riga per riga alle imposizioni di Bruxelles». Un avviso a Conte e Tria, condito da una serie di colpi di avvertimento. Come quelli del presidente della Commissione bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi. Eccolo: «Se Tria non è d'accordo (con il taglio delle tasse, ndr) nessuno lo obbliga a fare il ministro». Stesso concetto ribadito da Salvini: se vuole robette non sarà più ministro. Ma dunque, davvero, cosa è stato messo sul tavolo del confronto da Conte e Tria? Poco per la verità. Conte ha detto che la manovra sarà «espansiva» e che la proposta sulla riforma fiscale del governo «non è ancora definita». Lo sarà soltanto a settembre. A dire la verità, almeno al tavolo, Tria si era limitato a dire che la riduzione delle tasse dipenderà dalle spese che si taglianoe che un disegno definito non c'è. Un po' più espansivo era stato durante un'intervista su Sky. Qui aveva pronunciato una frase suonata come una dichiarazione di guerra alle orecchie dei leghisti: «La flat tax non c'è, si va nella direzione di diminuire il numero degli scaglioni il primo anno e poi ridurli ancora. La scelta è su quali classi di reddito si potrà fare». Nella riforma, ha spiegato il ministro, finirà anche il bonus 80 euro di Renzi, che sarà trasformato, «magari aumentandolo a 90 euro». Al tavolo è emersa anche la proposta di un piano casa da 600 milioni di euro finanziato dalla Cdp proposto, ancora una volta da Di Maio. Quali sono state le reazioni della parti sociali presenti al tavolo? Per il leader degli industriali Vincenzo Boccia il taglio di 4 miliardi al cuneo «è poco» sul fronte delle risorse, ma anche perché non si può pensare di introdurre un taglio del cuneo per compensare i costi aggiuntivi per le aziende del salario minimo. Niente scambi con il salario minimo. Neanche i sindacati vedono di buon occhio questa opzione, perché centrata sulle imprese mentre «il taglio del cuneo deve rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori». E su salari e pensioni, secondo Cgil, Cisl e Uil, si deve concentrare la riforma fiscale.

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