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Pescara, 28/05/2020
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Data: 07/11/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Hotel De Cecco, il consiglio dice sì a sorpresa. Pescara, passa l'osservazione per costruire l'albergo sul mare. E in aula scoppia la lite tra D'Alfonso e Acerbo

Imboscata del Polo fa saltare gli accordi. Ma dietro le quinte c'è un pranzo segreto. Il sindaco: «Sono sconcertato il mio obiettivo era quello di votare un altro emendamento»

PESCARA. De Cecco costruirà a Pescara l'albergo a cinque stelle. Lo realizzerà sul suo terreno della riviera sud, a pochi passi dal mare. Così ha deciso ieri sera il consiglio comunale, approvando un emendamento alla variante del piano regolatore dei consiglieri dell'Udeur, Ermanno Ricci e della Lista Teodoro, Michele Di Marco, che recepisce totalmente l'osservazione dell'imprenditore, re della pasta. Il provvedimento è passato a sorpresa, con un solo voto di scarto, grazie a un'imboscata del centrodestra, che aveva dichiarato inizialmente il suo parere contrario e con la maggioranza spaccata in due. A nulla sono valsi gli accordi raggiunti all'interno della coalizione prima della riunione. Acerbo esce così sconfitto dalla seduta, durata circa nove ore, rivelatasi la più dura e forse la più delicata dell'intera consiliatura. Ma l'esito della votazione ha scatenato un putiferio nel centrosinistra. I Ds chiedono ora un chiarimento all'interno della coalizione, mentre Rifondazione e Verdi lanciano pesanti accuse al resto della maggioranza. Il presidente del consiglio comunale, Gianni Melilla, ha sospeso la seduta dopo lo scrutinio e ha rinviato l'esame delle ultime osservazioni a venerdì.
ACERBO «KO». Sembrava un pugile finito «ko» nell'incontro più importante della sua vita. Così è apparso ieri sera Maurizio Acerbo, deputato e consigliere di Rifondazione comunista, dopo la votazione sull'osservazione di De Cecco. Un esito del genere non se lo aspettava proprio, dopo la battaglia condotta per due anni dal suo partito per bloccare il progetto dell'imprenditore dell'albergo sul mare. La variante aveva vincolato a verde quell'area e ora con questo emendamento, approvato ieri, il vincolo è stato cancellato. Il centrodestra è riuscito a trarre in inganno la maggioranza, approfittando della spaccatura.
QUATTRO EMENDAMENTI. Erano quattro le scelte che poteva fare il consiglio, sulla base di altrettanti emendamenti presentati. Il primo, firmato dalla commissione, prevedeva la bocciatura dell'osservazione dell'imprenditore Filippo Antonio De Cecco. Il secondo, dei consiglieri Ricci e Di Marco, accoglieva totalmente l'osservazione, inserendo il terreno dell'imprenditore di 4.960 metri quadrati nel piano particolareggiato e ripristinando il diritto di edificabilità. Il terzo, presentato dal consigliere dell'Udeur, Licio Di Biase, puntava a inserire l'area nel piano particolareggiato con un indice di edificabilità, pur mantenendo il vincolo a verde. L'ultimo emendamento, quello del consigliere dei Ds, Angelo Tenaglia, doveva servire come mediazione tra la posizione intransigente di Rifondazione e Verdi e quella del resto della maggioranza, favorevole all'inserimento dell'appezzamento nel piano particolareggiato con il vincolo, ma con un indice edificatorio minimo, per consentire a De Cecco di realizzare il suo albergo in un'altra zona della riviera sud con uno scambio di aree. Il presidente del consiglio comunale ha deciso di cominciare la votazione con l'emendamento più radicale, quello di Ricci e Di Marco. La sua approvazione ha annullato gli altri tre.
UN VOTO DI SCARTO. L'emendamento è passato con 19 voti a favore, 18 contrari e un non votante, il sindaco, Luciano D'Alfonso. La maggioranza si è divisa: Udeur, Ugo Zuccarini e Agostino Di Bartolomeo, della Margherita e l'indipendente, Nicola Ferrara, si sono espressi favorevolmente insieme all'opposizione. Il resto del centrosinistra ha votato no (si vedano gli articoli in alto).
IL PRANZO SEGRETO. Ora c'è chi parla di complotto dietro questa vicenda. Qualche strano movimento, in effetti, è stato notato da diversi consiglieri. Fonti bene informate raccontano di un pranzo segreto, avvenuto ieri, durante la pausa del consiglio comunale, cui avrebbero partecipato i deputati di Rifondazione, Maurizio Acerbo e dell'Italia dei valori, Carlo Costantini e alcuni esponenti del centrodestra. A tavola, i consiglieri avrebbero raggiunto un'intesa per bocciare l'emendamento di Tenaglia, che sarebbe dovuto servire alla maggioranza per salvare il progetto dell'albergo e nello stesso tempo difendere la costa. «Sì, risultano anche a me delle manovre dietro le quinte» ha raccontato il capogruppo dei Verdi, Fausto Di Nisio, al termine della seduta «qualcuno ha lavorato per far convergere i voti contro l'emendamento di Tenaglia. Ciò che è accaduto oggi in consiglio è gravissimo».
D'ALFONSO SORPRESO. E di accordi sottobanco ha parlato anche il sindaco. «Non mi attendevo di certo un esito di questo genere» è stato il suo commento a caldo «questo episodio resta comunque sconcertante e io stesso sono stato colto del tutto di sorpresa dall'esito del voto, al quale non ho partecipato perché stavo organizzando il consenso necessario all'approvazione dell'emendamento Tenaglia, che sarebbe stato posto in votazione subito dopo e che ritenevo un punto adeguato di mediazione, in grado di ottenere l'appoggio della maggioranza, cioè della sua quasi totalità». E poi ha aggiunto: «Considerato anche che alcuni stavano stabilendo intese con l'opposizione per non far passare quell'emendamento». Il sindaco non ha fatto i nomi, ma poco prima della votazione aveva avuto uno scontro durissimo con Acerbo. Divergenze all'interno della maggioranza si sono registrate per tutta la seduta.
VALANGA DI REAZIONI. I Ds, al termine del voto, hanno riunito subito il gruppo per esaminare la situazione politica. Poi, è stato diffuso un comunicato. Ecco cosa dice: «Il voto espresso in consiglio è frutto del cinismo dell'opposizione. Grave è stato il voto espresso dal capogruppo della Margherita (Zuccarini, ndr) e da altre componenti della maggioranza. La situazione si è determinata anche grazie ad una dialettica interna alla maggioranza, viziata dall'ostinazione di Rifondazione che sembra rivolgersi in termini di sfida verso la coalizione». Più dura la reazione di Viola Arcuri (Rifondazione-Sinistra europea): «Se va avanti così, la maggioranza non reggerà».
Dello stesso tenore le parole di Acerbo: «Abbiamo fatto il nostro dovere nei confronti della città e la scelta del sindaco di non votare è stata determinante. Ma la vicenda non è finita, c'è ancora una seduta del consiglio prima dell'approvazione finale della variante». «Ma la votazione non si potrà ripetere» ha avvertito Enzo Del Vecchio (Margherita) «l'emendamento va accettato per quello che è». «Questo è il risultato del sistema politico bipolare» ha sottolineato, Carlo Costantini (Italia dei valori) «dove l'interesse di parte prevale su quello collettivo». Di altro avviso l'opposizione. «Abbiamo dimostrato che la maggioranza non esiste», ha osservato Carlo Masci (Udc) «perché non aveva i numeri per realizzare ciò che voleva».

E in aula scoppia la lite tra D'Alfonso e Acerbo

Un duro scontro tra D'Alfonso e Acerbo è stato il preludio di ciò che è accaduto poco dopo con il voto su De Cecco. Il sindaco e il deputato di Rifondazione si sono messi a litigare durante i lavori del consiglio, davanti a duecento cittadini presenti in aula per assistere all'esame delle osservazioni sulla variante del piano regolatore.
Il fatto è accaduto in serata. Acerbo prende la parola per le dichiarazioni di voto e durante il suo discorso si fa scappare un'accusa pesante nei confronti del sindaco. «Credo che sia scandaloso che un imprenditore miliardario abbia realizzato abusi nel suo stabilimento, dove D'Alfonso va spesso a pranzo». Al primo cittadino non va giù questa insinuazione e quando l'esponente di Rifondazione si avvicina a lui lo attacca. Tra i due scoppia una lite che va avanti per alcuni minuti. Nella confusione dell'aula non si percepisce ciò che i due si dicono, ma si vede D'Alfonso che punta il dito contro Acerbo. Poco più tardi, dopo il voto su De Cecco, il sindaco rilascia una dichiarazione accennando a un complotto. «Alcuni stavano stabilendo intese con l'opposizione» rivela «per non far passare l'emendamento di Tenaglia». Cioè l'emendamento su cui la maggioranza, a parte Rifondazione, aveva trovato l'accordo.

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