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Pescara, 27/09/2020
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Data: 22/01/2016
Testata giornalistica: Il Messaggero
Consulta, dopo le trivelle il caso aeroporti e ferrovie. Bocciato un altro pezzo dello Sblocca Italia: «Il governo non doveva scavalcare le Regioni». Procedure da rifare per la Napoli-Bari e per l’ammodernamento di alcuni scali

ROMA La picconata è arrivata proprio mentre il governo stava celebrando la riforma della Pubblica amministrazione, che tra i suoi cardini ha la sburocratizzazione e il dimezzamento dei tempi per aprire i cantieri delle grandi opere. Ma per il momento i progetti di investimento di Palazzo Chigi e del ministero delle infrastrutture, dovranno essere rimandati. A mettere i sigilli, ancora una volta, è stata la Corte Costituzionale. I giudici hanno bocciato un altro pezzo del decreto «Sblocca Italia» voluto da Matteo Renzi due anni or sono per rianimare gli investimenti pubblici in infrastrutture. Secondo l’Alta Corte il provvedimento del governo ha del tutto bypassato le Regioni, e questo va in contrasto con gli articoli 117 e 118 della Costituzione che indicano chiaramente quali sono le competenze dello Stato e quelle dei governatori sulle opere pubbliche. Sotto il colpo cadono alcuni progetti ritenuti strategici dal governo. Lo Sblocca Italia stabiliva che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato fosse nominato commissario per la realizzazione della Napoli-Bari. Al Ministero dei Trasporti invece era affidato il compito di redigere il piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria. Inoltre si fissavano termini per accelerare i tempi concessi ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia per esprimersi sull’avvio agli investimenti previsti dai contratti di programma tra l’Enac e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale. Ma la Corte ha stabilito che queste disposizioni vanno sanate prevedendo l’approvazione dei progetti d’intesa con la Regione interessata. Eppure si tratta di norme che saranno riviste dalla riforma costituzionale approvata dal Senato due giorni fa e che sarà sottoposta a referendum.
IL PRECEDENTE Pochi giorni fa, ammettendo il referendum sulle trivelle, la Consulta aveva già affossato un altro pezzo dello Sblocca Italia, quello che permetteva la ricerca e l’estrazione di petrolio e gas in Adriatico. Sui progetti per le piattaforme erano pronti a partire investimenti per 16,2 miliardi. Secondo le stime di Assomineraria, dopo le modifiche legislative e la decisione di una consultazione referendaria, quel piano di investimenti scenderà abbondantemente sotto i 5,8 miliardi. Lo stop delle trivelle italiane non fermerà però le ricerche in Adriatico. Dopo la Croazia, nei giorni scorsi il Montenegro ha annunciato un suo piano di sfruttamento. Chi, ancora una volta, ha esultato per la decisione dei giudici, è stato il governatore pugliese, il Dem Michele Emiliano, che ha parlato di «notizia bomba», dicendosi «orgoglioso» di aver firmato il ricorso. Lo stesso governatore che è stato uno dei più agguerriti oppositori delle trivelle.

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