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Pescara, 27/09/2020
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Data: 23/01/2016
Testata giornalistica: Il Centro
«I nostri porti tra Ancona e Civitavecchia»

Gentile direttore, la portualità pescarese è finita sotto l'Autorità portuale di Ancona. Potrebbe non essere un dramma, se non si verificassero contraddizioni tra una scelta e l'altra: nel frattempo il MIT - Ministero Infrastrutture e Trasporti - aveva acquisito e consolidato le proposte regionali abruzzesi delle due "Piattaforme strategiche mediane" Tirreno-Adriatico : nodo Pescara/Lazio e nodo Pescara/Campania. Il Corridoio Adriatico Ten-T, di recente discusso, confermando il nodo Pescara come flusso trasversale, dal Tirreno all'Adriatico, verso le coste balcaniche. La destra non sa quello che condivide la sinistra. Se si confrontano le due "cartine" nazionali, l'una del Quadro nazionale, elaborato dal MIT sulla visione generale delle "Piattaforme strategiche" nazionali, ovvero dei cosiddetti "Territori Snodo", che conformano una più generale "strategia unitaria nazionale"; l'altra della "cartina nazionale sulle nuove Autorità portuali, recentemente sancita dal Governo, si nota subito che non vi è congruenza. La "cartina sulla portualità nazionale" è un raggruppamento di Porti secondo una semplicistica vicinanza costiera "Grappoli costieri lineari", senza un nesso con le strategie dell'hinterland. "Territori-Snodo" interni. Eppure il "Piano nazionale della Logistica e della portualità", recentemente approvato, poneva l'accento sulla assoluta necessità di mettere in relazione il "sistema marittimo" dei mille e mille Porti italiani (troppi, in beato isolamento) con il sistema delle grandi connessioni e modalità prettamente interne. Si ritorna ai "sistemi non-sistemi"?

ing. Eustacchio Franco Antonucci


Non sono un tecnico e mi limito solo a un paio di elementari osservazioni. La prima: da mesi, anche con grandi convegni tenutisi ad Ortona, la politica locale sbandierava i benefici dell’alleanza strategica con un grande porto come Civitavecchia. A quanto pare, erano stati avvertiti tutti tranne che i vertici del ministero dei Trasporti, chiamati a stilare la Riforma della portualità appena approvata da Palazzo Chigi. Seconda osservazione: il porto di Ancona sembrava destinata a un ruolo da gregario nei confronti di scali storici dell’alto Adriatico come Ravenna e Trieste, ma ha saputo ribaltare la situazione diventando il perno dell’Adriatico centrale, Abruzzo compreso. Forse a Roma i marchigiani si sono spiegati meglio di qualcun altro, che adesso tenterà faticosamente di recuperare. O no?

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