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Pescara, 27/09/2020
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Data: 23/01/2016
Testata giornalistica: Il Centro
Speciale pensioni - Via dal lavoro più tardi e... Ecco le novità 2016 e oltre. Quattro mesi in più per l’assegno di vecchiaia, part-time a tre anni dall’uscita, anticipo per le donne con il contributivo, quota 97 per gli usuranti e tanto altro (Preleva la guida facile)

PESCARA Chi si aspettava dalla Legge di stabilità una riforma della legge Fornero è rimasto deluso. Soprattutto è stata rimandata a data da destinarsi l’introduzione della flessibilità all’uscita, sostenuta dal presidente dell’Inps Tito Boeri, una misura che sarebbe stata finanziata anche dal taglio delle pensioni d’oro. Ma l’argomento è politicamente e finanziariamente spinoso e il premier Matteo Renzi ha preferito accantonarla, per evitare di toccare i conti (per il 2016 c’è già l’eliminazione della tassa sulla prima casa e quella basta) e di innescare un contenzioso senza fine sui diritti acquisiti, diritti rispetto ai quali Corte costituzionale e Cassazione hanno sempre manifestato grande sensibilità. Nel frattempo sono molte le proposte sulla flessibilità in uscita depositate al parlamento. Come quella del presidente Pd della Commissione Lavoro alla Camera, ed ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano: uscita a partire dai 62 anni di età e 35 anni di contributi con una penalità di 2 punti percentuali per ogni anno di anticipo dell'età pensionabile fino ad un massimo dell'8%. Una proposta simile a quella elaborata dal presidente dell'Inps Boeri che, invece, prevede l'uscita a partire dai 63 anni e 7 mesi di età unitamente ai 20 anni di contributi pena una riduzione fino al 10 %. Per Damiano l’argomento va ripreso nel 2016, a maggior ragione dopo la diffusione dei dati «preoccupanti» diffusi dall’Inps relativi alle pensioni erogate nel 2015, dati che evidenziano la crescita di quelle di anzianità. «Si tratta di un dato prevedibile», ha detto Damiano, «la rigidità dell'attuale sistema induce i lavoratori ad abbandonare, appena possibile, le aziende. Da un lato, abbiamo il brusco innalzamento dell'età pensionabile dovuto alla legge Fornero; dall'altro, l'aumento continuo dell'aspettativa di vita introdotto a partire dal 2009 dal Governo Berlusconi». Con quali effetti? «Fra 30 anni», dice Damiano, «nel 2046, la pensione di vecchiaia si otterrà a 69 anni e 5 mesi, mentre la pensione di anzianità richiederà 45 anni e 8 mesi per gli uomini e 44 e 8 mesi per le donne di contributi». Il futuro è quello di aziende popolati da settantenni «che lavorano per mantenere a casa figli e nipoti disoccupati». Le novità. Ma comunque qualche novità c’è. Per esempio una piccola misura (sperimentale) di flessibilità, come l’introduzione del part time per chi ha ancora tre anni davanti prima della pensione. C’è poi l’aumento automatico dell’età pensionabile per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita. Nel 2016 e fino al 2018 l’età pensionabile aumenta di 4 mesi. Dal 2019 aumenterà di due mesi ogni due anni. L’aumento dell’età riguarda anche la pensione anticipata e quella sociale. Cambiano anche i coefficienti di trasformazione, cioè il valore che si applica sul totale dei contributi versati per calcolare la pensione. Con i nuovi coefficienti la pensione sarà più alta mano a mano che aumenta l’età del pensionamento. Qualche buona notizia arriva dalle pensioni anticipate le vecchie pensioni di anzianità). Vengono sospese le penalità per le pensioni anticipate liquidate nel 2012-2014 prima dei 62 anni. Le penalità torneranno a partire dal 1° gennaio 2018. Questa guida. Nelle due pagine che seguono cerchiamo di dare risposta ad alcune domande e di chiarire alcuni dubbi. Fermo restando che l’accavallarsi delle leggi, delle deroghe e dei tentativi più meno riusciti di riforma, rende la materia ardua e complessa anche per gli addetti ai lavori. Una cosa però è chiara. Se le cose non cambieranno, il futuro che ci aspetta è quello di un paese di lavoratori sempre più anziani e di pensionati con assegni sempre più bassi.

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