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Data: 14/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lo scontro politico frena l'autonomia

L'AQUILA Una spaccatura interna alla Lega, o più precisamente qualche isolata fuga in avanti, sta frenando l'operatività di una commissione regionale di particolare importanza, quella Statuto e Regolamento che dovrà esprimersi anche sull'autonomia differenziata, il processo di attribuzione alle Regioni di funzioni statali. Al netto della recente nuova fumata nera a livello nazionale tra i due azionisti di governo, Lega e Movimento Cinque Stelle, quest'ultimo tema resta di stringente attualità, anche alla luce degli accordi preliminari già sottoscritti con alcune Regioni. Che ci sia grande attenzione è testimoniato anche da quanto accaduto nella visita del capo dello Stato, Sergio Mattarella, nella Marsica. Qui, a seguito degli input arrivati dai rappresentanti locali delle istituzioni, in particolare dal presidente della Provincia dell'Aquila Angelo Caruso, il presidente della Repubblica ha formulato uno specifico richiamo all'unità e alla coesione nazionale, senza affrontare di petto la questione, ma facendo chiaramente intendere la volontà di tutelare questi due aspetti.
LA POSIZIONE
La Regione Abruzzo, al momento, è ferma sulla dichiarazione di intenti del governatore Marco Marsilio: «Credo che vada fatta in una cornice di solidarietà nazionale e con la dovuta perequazione e solidarietà. Dobbiamo fare i conti per capire se conviene agli abruzzesi avere un rapporto nuovo e diverso con lo Stato centrale».
Per il momento il primo atto formale, cioè la piena operatività della Commissione speciale per le modifiche alla legge elettorale e per l'attuazione e la modifica allo Statuto, è in stand-by. L'organismo è stato composto con decreto del presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, firmato il 4 giugno. Il nodo è legato all'elezione del presidente. La Lega è intenzionata a far valere la posizione già espressa prima e dopo il voto, ovvero il no a Marianna Scoccia, per il famigerato caso dell'inserimento in extremis in lista. Con un corto circuito, però: alcuni esponenti del Carroccio avrebbero aperto, a titolo personale, a questa ipotesi. Il che, sommato alla scontata disponibilità di parte dell'opposizione, potrebbe condurre a una nuova spaccatura in maggioranza dopo quella che già si è verificata sul Punto nascita di Sulmona. I salviniani non hanno intenzione di mollare e alla fine eleggeranno un loro presidente. Ma il rischio di nuove tensioni è alto. L'opposizione, ovviamente, tuona.
L'ATTACCO
«È molto grave - commenta Silvio Paolucci del Pd- che la maggioranza non ha mai convocato la Commissione appositamente costituita dal Consiglio Regionale. Questo è certamente un atteggiamento irresponsabile di una maggioranza che non trova l'accordo sul nome del presidente della commissione e che fa prevalere egoismi e divisioni interne all'interesse generale di coinvolgere la società abruzzese attorno ad un tema centrale, che rischia così di avere un impatto determinante per il futuro della nostra Regione».
IN PARLAMENTO
La partita si gioca anche e soprattutto a Roma. Anche qui il Pd attacca: «Il no a questo progetto di autonomia differenziata deve essere chiaro senza se e senza ma. Si tratta di un progetto che non c'entra nulla con l'autonomia e che di fatto rompe l'equilibrio di unità del Paese generando rischi potenziali che cambieranno la storia delle future generazioni» dichiarata il deputato dem Camillo D'Alessandro, insieme ad altri. «C'è molto di più di un processo di autonomia delle Regioni nella proposta che il governo sta analizzando: ci sono due scuole, due welfare, due velocità e nessuna perequazione. Ciò che manca invece è un reale e serio progetto di autonomia che rientri in un virtuoso processo riformista regionalista e federale». «Una cosa è l'autonomia, la legittima idea di una definizione di poteri e competenze in campo alle Regioni - conclude D'Alessandro - altro è spaccare l'Italia in due. La cosa imbarazzante è il silenzio del Presidente Marsilio imprigionato dalla Lega ed il tradimento dei 5Stelle al Sud. Gli abruzzesi ed i cittadini del sud sono sotto attacco nel silenzio della Regione».

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