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Pescara, 20/01/2021
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Data: 14/07/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Lega ad alta tensione. La Russia ora fa paura. Nuove grane per via Bellerio che trascina il governo nel guado. Ma Salvini chiede velocità per l'inchiesta. Di Maio allude: «M5S ha la coscienza a posto»

ROMA Spunta il secondo uomo dell'hotel Metropol e anche un'e-mail in cui Gianluca Savoini si accreditava come componente della delegazione di Matteo Salvini a Mosca. Emergono nuovi dettagli, nella vicenda dei presunti fondi russi. «Le indagini facciano il loro corso in fretta», afferma Matteo Salvini dicendosi tranquillo. Ma il nervosismo in casa Lega cresce e, con esso, la convinzione che se spuntassero elementi più pesanti, M5s potrebbe «mollare» Salvini.Torna così il pressing sul ministro dell'Interno perché sia lui a rompere, far saltare il governo, andare subito al voto. Lui stesso, raccontano, ci starebbe pensando. Ma nell'esecutivo prevale un clima di preoccupata attesa per lo sviluppo delle indagini. La novità è che Gianluca Meranda, avvocato che dice di aver incontrato Salvini «in occasioni pubbliche», rivela di essere stato presente all'incontro all'hotel Metropol di Mosca con Savoini.Si trattava per il petrolio ma poi l'affare non è andato in porto. Ora la procura di Milano, che da mesi indaga su Savoini e sta valutando una rogatoria internazionale per presunti fondi illeciti, lo ascolterà. «Possono denunciarmi, minacciarmi ma io non mollo. Ci stanno provando in tutti i modi», dice Salvini in piazza a Ferrara. Che sia partito un attacco concentrico, a via Bellerio è convinzione diffusa. I timori non vengono dissimulati.L'avvocato del vicepremier sta raccogliendo materiale per eventuali querele: si valuta la costituzione di parte civile, se si aprirà un processo a carico di Savoini. Prima, però, si attende di capire quali sono gli elementi dell'inchiesta. Salvini prova a ostentare tranquillità, infila una dopo l'altra le battute su rubli e inchieste. «Viva l'indagine! Faccia il suo corso con la massima tranquillità», dichiara. Poi aggiunge: «Facciano in fretta». L'opposizione però incalza. Il Pd presenta interrogazioni per chiedere al ministro quale sia il ruolo di Claudio D'Amico, suo consulente a Palazzo Chigi e con Savoini nell'associazione Italia-Lombardia.In un'intervista del 2014 al sito International Affairs, in occasione del primo viaggio russo da segretario della Lega, Salvini definiva entrambi suoi «rappresentanti ufficiali». Buzzfeed pubblica le email in cui, il 17 luglio 2018, interpellato sul perché accompagnasse il ministro in visita a Mosca, Savoini rispondeva di essere «parte della delegazione di Salvini in veste di membro dello staff».E ancora: «Non ho ufficio al ministero ma collaboro direttamente con lui a seconda delle sue richieste». «Savoini - dicono dallo staff del vicepremier - non era nella delegazione ufficiale del ministro dell'Interno partita dall'Italia. Idem il 17 e 18 ottobre 2018». Ecco perché Salvini respinge la richiesta di andare in Parlamento a chiarire: «Vado in Aula a parlare della realtà, non di supposizioni e fantasie». Giuseppe Conte, dopo aver invocato che le indagini facciano il loro corso, tace sulla vicenda. Anche M5s tace. Luigi Di Maio su Facebook scrive: «Se lavori e hai la coscienza a posto, nella vita non hai nulla da temere». Un'allusione? Dal M5s assicurano di non voler attaccare o alzare i toni: «Invochiamo come sempre trasparenza».Tra Di Maio e Salvini, assicurano, non c'è nessuna tensione. Piuttosto, dice un deputato, c'è tensione nella Lega. I leghisti si dicono compatti: «Se arrivasse - si sfoga un dirigente - pure solo uno schizzo a Salvini, M5s lo mollerebbe». Tanti leghisti rimproverano al leader di non aver aperto la crisi tempo fa. «Abbiamo una pazienza infinita, ma fino a un certo punto», dice Giancarlo Giorgetti parlando di Autonomia.Lo stesso Salvini si starebbe convincendo che con M5s non si possa governare: potrebbe far saltare tutto anche in pieno agosto, assicurano. «Non starò al governo per tirare a campare come Monti o Renzi», si limita a dire però il vicepremier. Il M5s è convinto che ora la minaccia del voto sia un'arma spuntata.

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