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Pescara, 19/01/2021
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Data: 16/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Maio attacca i sindacati seduti al tavolo. La replica: «Minaccia inaccettabile»

ROMA L'organizzazione non è stata delle più semplici. Per ospitare le 43 (quarantatre) sigle sindacali e datoriali, oltre ai rappresentanti dei professionisti con tutti gli staff, sono state necessarie due sale. Nella prima, quella nella quale erano presenti Matteo Salvini e i responsabili per la Lega dei singoli temi trattati al tavolo, sono stati ammessi solo i vertici delle associazioni. Gli staff sono stati relegati in una seconda stanza collegata in videoconferenza con il tavolo principale. Tutti i presenti in sala hanno preso la parola. Tre minuti ciascuno, a partire dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il primo a parlare. Poi uno dietro l'altro, per le successive sei ore, hanno espresso la loro posizione tutti, dal leader degli industriali Vincenzo Boccia, ai segretari di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, passando per il leader dell'Ugl Paolo Capone. Introducendo la riunione, Salvini ha voluto mettere le mani avanti: «È l'inizio di un percorso», ha detto il ministro dell'interno, «non vogliamo sostituirci al presidente del Consiglio». Poi la parola è passata ad Armando Siri, l'ex sottosegretario ai trasporti licenziato da Giuseppe Conte per l'inchiesta sulle presunte tangenti ricevute da Paolo Arata. Non appena la notizia che Siri era al tavolo è trapelata all'esterno, è arrivata subito una violenta reazione dell'altro vice premier, Luigi Di Maio. Se i sindacati «vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso», ha attaccato il leader del Movimento Cinque Stelle, «lo prendiamo come un dato. Ci comportiamo di conseguenza. Ora ho capito perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo. Parlino pure con Siri», dice ancora, «parlino pure con chi gli vuole proteggere le pensioni d'oro e i privilegi. Hanno fatto una scelta di campo, la facciamo pure noi!».
IL FULMINE
Dichiarazioni che sono piombate nell'austera sala del Viminale come un fulmine. Che ha acceso immediatamente gli animi. Salvini ha dettato immediatamente la sua linea di difesa: «Per noi una persona accusata è innocente fino al terzo grado di giudizio. Così dice la Costituzione». Ma la verità è che i più arrabbiati per le dichiarazioni di Di Maio sono stati i sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un'interruzione dell'incontro e in pochi minuti hanno messo insieme una durissima dichiarazione congiunta rivolta al ministro dello Sviluppo economico. I sindacati hanno bollato come «inaccettabili ed offensive, nei toni e nella sostanza, le osservazioni» avanzate oggi dal vice premier Di Maio. Certo, che come hanno confermato molti dei presenti al tavolo, nessuno ha speso una parola positiva sulla proposta di salario minimo del Movimento Cinque Stelle. Ma il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, ha spiegato che quella che ne verrà fuori alla fine sarà una misura per coprire solo i settori sprovvisti di contratto collettivo e ad un valore che si attesterà attorno agli otto euro all'ora.
I sindacati, invece, sono rimasti favorevolmente colpiti dalla posizione espressa dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Il numero uno di Viale dell'Astronomia ha spiegato che sarebbe necessario tagliare il cuneo fiscale lasciando però i benefici di questa sforbiciata interamente nelle tasche dei lavoratori. La priorità, ha spiegato, è rilanciare i consumi interni. Le imprese, insomma, non chiedono sgravi fiscali a loro vantaggio ma solo per appesantire le buste paga dei lavoratori. Una proposta, questa, che ha messo tutti d'accordo.

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