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Data: 10/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Autonomia, è scontro sui fondi per il Sud Mef al lavoro sui costi

ROMA L'Autonomia differenziata balla. Non c'è intesa sul fondo di perequazione imposto dai grillini e nemmeno sulle materie richieste dalle Regioni, a partire dall'Istruzione. Ad accendere lo scontro è il governatore della Lombardia Attilio Fontana: «Se sono queste le condizioni vuol dire che è meglio cambiare argomento, cambiare discorso. Non ci sono le basi per l'intesa».
Fontana porta alla luce uno scontro che da qualche giorno si sta consumando nei tavoli tecnici. Sulle risorse da destinare al finanziamento delle funzioni richieste dalle Regioni le distanze tra Movimento Cinque Stelle e Lega sono ancora grandi.
Il Carroccio, come ha confermato ieri il ministro Erika Stefani parlando ad un convegno organizzato dal Cnel sull'Autonomia differenziata, ha accettato di cancellare dalle bozze di intesa il discusso meccanismo del costo medio pro-capite, molto vantaggioso soprattutto per il Veneto. Al Movimento Cinque Stelle non basta. I grillini, rappresentati ai tavoli di via XX settembre dal viceministro Laura Castelli, vincolano il via libera al meccanismo finanziario all'introduzione di un meccanismo perequativo per permettere alle Regioni che hanno un minore gettito fiscale di finanziare i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. Come funzionerebbe? Se per finanziare, per esempio, l'istruzione del Veneto il governo trasferisce alla Regione due decimi dell'Irpef raccolta sul territorio, se l'anno dopo il gettito dell'imposta aumenta quell'extra dovrebbe andare ad aiutare le Regioni più deboli. Un meccanismo che però, la Lega non vuole e sta cercando di frenare. L'obiettivo di Veneto e Lombardia è mantenere quel gettito extra nei loro territori. Il governatore Luca Zaia insiste: «Non firmerò mai un accordo al ribasso».
LO SCONTRO
Non solo. C'è anche un altro problema. Nessuno, fino ad oggi, ha fatto una simulazione sugli effetti finanziari delle autonomie. Domenica scorsa il premier Giuseppe Conte avrebbe chiesto al ministero dell'Economia di provare ad elaborare dei dati. Ma il problema è che se non vengono scritte le norme finanziarie è difficile farlo. E fino a ieri, per le distanze tra Lega e Movimento Cinque Stelle, la norma non era ancora stata messa nero su bianco. Ieri sono circolate nuove bozze datate 16 maggio delle intese pubblicate dal sito Roar. Si tratta di testi nei quali, però, è ancora contenuta la clausola di salvaguardia che ieri il ministro Stefani ha detto di aver cancellato. Le bozze però hanno un merito, aver portato alla luce quelle che continuano ad essere le richieste delle Regioni, come quella di legare i fabbisogni standard al gettito fiscale, ovviamente più alto nelle ricche Regioni del Nord. Oggi ci dovrebbero essere una serie di riunioni tecniche per provare a sciogliere i nodi in vista della riunione di governo di domani. Barbara Lezzi, ministro per il Sud, sembra intenzionata a non arretrare: «Non rinunciamo al fondo di perequazione, l'introduzione dei fabbisogni standard e, quindi, i livelli essenziali di prestazione». Salvini prova a tenere a bada i suoi: «Noi siamo pronti, ma pazienti con il M5S». E intanto arriva la mossa di Carla Ruocco, presidente della commissione Finanze: una indagine conoscitiva sul federalismo fiscale e l'Autonomia. Durata: sei mesi.

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