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Pescara, 15/04/2021
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Data: 11/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
La politica assente nelle ore del disastro di Paolo Mastri

Un assessore alla protezione civile. Un governo cittadino realmente operativo. Un centro comunale attivo prima e non dopo un cataclisma previsto da tutti i bollettini. Un’allerta meteo tempestiva, cosa che nel giorno della prima udienza preliminare per Rigopiano avrebbe dimostrato che, almeno, la lezione è servita. Poi, soltanto poi, viene la fortuna di cui avrebbero avuto bisogno le decine di pescaresi feriti e contusi. È lungo l’elenco delle cose mancanti a Pescara, in un mercoledì nero che ha visto sommarsi grandinata e bomba d’acqua. Ma il dato che balza agli occhi, nel giorno 44 dalle elezioni del 26 maggio, è l’assenza di una giunta municipale in grado di fronteggiare realmente i problemi della città. Il sindaco Carlo Masci e i partiti della coalizione di centrodestra si trascinano da settimane in una guerra di logoramento per la composizione della squadra e, poi, per la ripartizione delle competenze, secondo il più frusto copione della politica fatto di vertici, tavoli abbandonati, mediazioni romane, penultimatum. È ora di dire basta: senza giunta, prima, e senza assessori delegati l’amministrazione comunale non è in grado di funzionare. Quella che fino a ieri era una semplice ipotesi di scuola, sotto mezzo metro d’acqua si trasforma nella suprema prova di irresponsabilità della coalizione che ha vinto le elezioni comunali, assumendosi tutti gli oneri relativi. A cominciare dal dovere di dimostrare nei fatti, con la disciplina e l’onore prescritti dalla Costituzione, l’amore per Pescara sbandierato negli slogan. Il brutto spettacolo di una città sommersa da una delle più violente alluvioni degli ultimi anni, si incarica di dimostrare plasticamente l’insostenibilità di uno stallo politico spinto oltre ogni limite. I cittadini costretti a transennare con le loro auto le strade allagate, l’autogestione di informazioni, priorità ed emergenze attraverso il volontariato dei social raccontano la straordinaria prova di resilienza di una comunità, ma dicono molto di più al palazzo chiuso nei suoi riti. Se qualcuno è in ascolto.

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