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Pescara, 25/05/2020
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Data: 03/07/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Il sindaco di Chieti salvato in aula da Troiano e dagli assenti. L'ex ribelle garantisce il numero legale. E ora Di Primio è pronto a restare. L'addio a Forza Italia e il nuovo voto alle porte. Altro cambio di casacca per il sindaco: potrebbe passare a Fratelli d'Italia. Tra qualche settimana arriva in consiglio il consuntivo: sarà l'ennesimo esame. Il Pd: «I 5 Stelle preferiscono le vacanze»

CHIETI L'ex consigliere ribelle Mario Troiano e le assenze nell'opposizione salvano Umberto Di Primio. Il sindaco riesce a fare approvare il bilancio sul filo di lana - 11 voti favorevoli e 10 contrari - anche senza Forza Italia e parte dell'Udc. E adesso il primo cittadino è pronto a continuare il suo mandato: ha tempo fino a domenica per ritirare le dimissioni. Al momento, dunque, sembra scongiurato l'arrivo del commissario prefettizio. La prima reazione di Di Primio, che è uscito ufficialmente da Forza Italia, potrebbe essere quella di mandare a casa gli assessori del suo ex partito.
L'ULTIMA RIUNIONE. Alle nove del mattino, mezz'ora prima del consiglio, nello studio privato di Di Primio va in scena l'ultima riunione per tentare di sanare la spaccatura con Forza Italia. Il capogruppo Marco D'Ingiullo, accompagnato dall'assessore Emilia De Matteo, chiede al sindaco di firmare un accordo che prevede tre punti: il finanziamento da 70mila euro al teatro Marrucino, la stabilizzazione dei lavoratori di Teateservizi e il rimpasto di giunta. Gli altri 4 consiglieri di Forza Italia, Emiliano Vitale, Maurizio Costa, Maura Micomonaco ed Elisabetta Fusilli, sono in attesa di notizie su corso Marrucino. Mancano pochi minuti alle 9.30 quando arriva D'Ingiullo, che comunica il mancato accordo. Così tutti e 5 vanno via. Restano a casa anche il presidente del consiglio comunale Liberato Aceto e i due ribelli dell'Udc, Mario De Lio e Roberto Melideo, in lite con il sindaco per la questione Tari (la tassa sui rifiuti).
GLI ALTRI ASSENTI. Ma ci sono assenze anche nell'opposizione: i consiglieri del Movimento 5 stelle, Ottavio Argenio e Manuela D'Arcangelo, sono in vacanza in Slovenia; Teresa Giammarino (Chieti per Chieti) è a casa con un piede rotto; Renata Sablone (Centro democratico) fa sapere di essere a Roma per un concorso.
IL CONSIGLIO. La maggioranza non ha neppure il numero legale per fare iniziare la seduta. Ma, al momento dell'appello, ecco il colpo a sorpresa. Escono tutti i consiglieri di opposizione, tranne uno: Mario Troiano di Chieti.dacapo, ex Forza Italia. È lui, rispondendo presente, a tenere in vita l'amministrazione Di Primio e a permettere alla seduta di affrontare i quattro punti all'ordine dell'ordine: le modifiche al piano industriale, il disavanzo presunto relativo al 2018, l'approvazione del Documento unico programmatico e, infine, l'approvazione del bilancio di previsione triennale. «Sono abituato a ragionare con la mia testa», dice Troiano. «L'ho fatto per il bene della città. E poi ho sempre detto di essere contro il mio ex partito». Adesso i volti nella maggioranza sono un po' più distesi. Anche se non mancano momenti di tensione. Come quando si diffonde la voce secondo cui i consiglieri di Forza Italia sarebbero pronti ad entrare in aula. L'assessore Carla Di Biase, fedelissima di Di Primio, si scaglia contro la collega De Matteo: volano parole pesanti. A tal punto che è necessario l'intervento della consigliera Stefania Donatelli per contenere le ire dell'esponente di Fratelli d'Italia.
TEATESERVIZI NEL MIRINO. In aula Di Primio, affiancato dall'assessore Valentina Luise, attacca Teateservizi. Lo fa davanti all'amministratore unico (dimissionario) Giovanni D'Amico e al direttore generale Antonio Barbone, vertici della società partecipata del Comune che si occupa della riscossione dei tributi, della gestione della piscina e dei servizi cimiteriali. «L'azienda non funziona», tuona Di Primio. «Noi abbiamo segnalato a più riprese le cose che non vanno. Vogliamo tenerla viva, ma devono essere capaci di lavorare e di produrre, senza aspettare che il Comune invii i soldi: è una società, non un centro di assistenza». «Teateservizi», è la replica di D'Amico, «è un po' la discarica dei problemi dei settori del Comune».
IL VOTO DECISIVO. Al momento della votazione decisiva, Troiano dice no al bilancio. Ma è ininfluente: la maggioranza raggiunge l'approvazione perché, contrariamente a quanto accaduto per il numero legale, il voto del sindaco vale per l'approvazione dei punti all'ordine del giorno. «Il dato politico dice che io non ho più una maggioranza come è uscita dalle urne», è il commento a caldo di Di Primio, dopo 5 ore di discussione. «Ma, grazie al senso di responsabilità straordinario di chi è stato seduto in consiglio comunale senza farmi ricatti fino all'ultimo momento, oggi Chieti ha un bilancio che ha 40 milioni di lavori. Da settembre partirà il servizio di scuolabus e potremo fare lavori e manutenzioni per la città che, ad oggi, sono mancati».
LE DIMISSIONI. Secondo Di Primio, dunque, il risultato «di questo consiglio comunale ha due valori, uno opposto all'altro. Da un lato, c'è la fine del centrodestra così come era stato immaginato alle urne nel 2015; dall'altro, un bilancio che dà la possibilità a Chieti di avere milioni di investimenti». Di Primio ha confidato ai suoi di essere intenzionato a continuare. Ufficialmente, però, non si sbilancia: «Fino al 7 luglio», dice, «ho ancora in piedi le mie dimissioni, che ho presentato perché sono rimasto schifato da un certo modo di fare. Adesso, dovrà prima parlare non soltanto con le persone straordinarie che sono state in aula ma anche con coloro che hanno determinato quella situazione che oggi, mi pesa dirlo, porta il centrodestra ad avere un risultato grazie al centrosinistra».

L'addio a Forza Italia e il nuovo voto alle porte. Altro cambio di casacca per il sindaco: potrebbe passare a Fratelli d'Italia. Tra qualche settimana arriva in consiglio il consuntivo: sarà l'ennesimo esame

CHIETI La resa dei conti arriva dopo l'approvazione del bilancio. Il sindaco Umberto Di Primio, che si era autosospeso da Forza Italia, annuncia: «Quella lettera che avevo preparato da tempo la spedirò oggi a Berlusconi, perché Forza Italia non è più il mio partito». All'orizzonte, dunque, c'è l'ennesimo cambio di casacca per il sindaco: potrebbe passare a Fratelli d'Italia. E intanto, tra qualche settimana, un nuovo ostacolo si presenterà davanti alla sua amministrazione: l'approvazione del bilancio consuntivo. «Abbiamo scelto di non entrare in aula», spiegano i 5 ribelli di Forza Italia, «in quanto il sindaco, dopo l'ennesima richiesta d'incontro, tra l'altro per intercessione dei partiti di centrodestra, non ha voluto prendere un impegno preciso davanti alle nostre legittime richieste su teatro Marrucino, Teateservizi e rimpasto di giunta. Le ha puntualmente snobbate, mentre per noi avrebbero dato degli indirizzi di efficienza ed economicità al bilancio appena approvato». Da Forza Italia precisano: «Nonostante tutto, nulla abbiamo fatto per ostacolare l'approvazione del bilancio. Il documento è passato con il voto del sindaco: significa che, se fossimo entrati in aula e avessimo votato contro, saremmo stati determinanti. Ma non lo abbiamo fatto perché siamo e saremo sempre nel centrodestra, insieme a parte dell'Udc che ci ha sostenuto. Gli indirizzi proposti erano necessari e valuteremo se potranno avere la stessa efficacia attraverso mozioni ed ordini del giorno». I dissidenti si dicono rammaricati: «Prendiamo atto della completa chiusura da parte del sindaco, che non ci ha permesso di dare un nostro fattivo contributo sul bilancio, ma ribadiamo la nostra appartenenza politica al centrodestra. Altro dato oggettivo è che il sindaco ha avuto da sempre una preclusione verso il partito maggiore (Forza Italia; ndr), che peraltro ha determinato la sua riconferma. Ecco perché ci vediamo costretti a mantenere un rapporto puramente istituzionale, che sarà soddisfatto solo in aula e nelle commissioni». Il capogruppo Marco D'Ingiullo e i suoi colleghi di partito puntano il dito anche contro l'opposizione: «È riuscita a farsi ritagliare dal sindaco il ruolo di stampella, rimanendo in aula per permettere l'approvazione. Anche perché, per fortuna o per qualche "volontà oscura", c'erano fra le loro fila ben 4 assenze. Qualora fossero stati tutti presenti, il bilancio sarebbe stato bocciato. Parliamo della stessa opposizione che, tra l'altro, ha aumentato il numero dei consiglieri, con il passaggio al centrosinistra di Stefano Rispoli e Mario Troiano. Quest'ultimo oggi è stato fermamente convinto a rimanere in aula nonostante, dall'inizio, i suoi compagni di opposizione lo avessero invitato ad uscire per far cadere il numero legale».


Il Pd: «I 5 Stelle preferiscono le vacanze»

«Se il sindaco Umberto Di Primio si è salvato ancora una volta, le responsabilità sono di Mario Troiano, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e una parte dell'Udc». Ad affermarlo sono i consiglieri comunali del Partito democratico, Alessio Di Iorio e Chiara Zappalorto. «È davvero inspiegabile il comportamento di Troiano: fino al giorno prima aveva votato contro l'amministrazione; adesso, improvvisamente, ha deciso di diventare la stampella del sindaco». Poi, l'attacco ai pentastellati: «Hanno preferito andarsene in vacanza piuttosto che mandare a casa Di Primio». Infine, su Forza Italia e Udc: «Se avevano intenzione di fare cadere il sindaco, potevano benissimo entrare in aula e votare contro. Invece è stato solo l'ennesimo teatrino».

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