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Pescara, 27/05/2020
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Data: 03/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Pescaraporto, sono tutti colpevoli»

Chieste condanne dai 6 ai 10 mesi per i cinque imputati nel processo Pescaraporto. Al centro del rito abbreviato presunte irregolarità riguardanti la realizzazione di tre palazzi nell'area ex Edison, accanto all'ex Cofa sulla riviera sud. Dure le requisitorie del procuratore capo Massimiliano Serpi e dell'aggiunto Anna Rita Mantini nei confronti dell'ex governatore Luciano D'Alfonso, del suo ex segretario Claudio Ruffini, dell'avvocato Giuliano Milia, del dirigente comunale Guido Dezio e del dirigente del Genio civile Vittorio Di Biase, accusati di abuso di ufficio e falso in atto pubblico. «I temi fondamentali della sicurezza e della pubblica incolumità sono stati maltrattati e piegati all'interesse privato ha detto Serpi, ieri pomeriggio, davanti al gup Gianluca Sarandrea -. In una materia così delicata come quella del pericolo alluvione è stata espressa la scelta del non mi importa». Da qui le richieste di condanna a 10 mesi per D'Alfonso, Milia e Di Biase, e a 6 mesi per Dezio e Ruffini. Il procuratore capo ha parlato di «un intervento pesantissimo di D'Alfonso su Di Biase». Concetto ribadito dalla Mantini, secondo la quale «Di Biase era sottoposto all'influenza tecnico-politica di D'Alfonso». Sarebbero state proprio queste influenze e queste pressioni a determinare la marcia indietro del dirigente del Genio civile che ha dato origine al processo. Nel 2016 Di Biase prima firmò, insieme al responsabile tecnico Silvio Iervese, una nota con il parere contrario sulla compatibilità geomorfologica dell'opera, alla luce di una «situazione di potenziale pericolo idraulico».
IL PARERE CAMBIATO
Neanche un mese dopo, con un documento che Iervese rifiutò di firmare, diede invece il via libera. L'ipotesi della Procura è che il regista dell'operazione fu D'Alfonso, con il supporto di Milia (suo amico e avvocato di fiducia Giuliano Milia), parte in causa nella vicenda essendo il padre di tre dei cinque soci della Pescaraporto. L'ex governatore, secondo l'accusa, avrebbe inviato Ruffini e Dezio da Milia per sbloccare la questione; in quell'occasione il legale si sarebbe servito di una copia dell'atto del Genio civile per scrivere «una minuta con noticine di sua mano a margine del testo fotocopiato, che doveva essere veicolata a Di Biase affinché lo stesso modificasse l'orientamento del proprio ufficio». Ricevuto l'appunto da Milia, Ruffini convocò Di Biase «consegnandogli lo scritto preconfenzionato - sostiene la Procura - e dicendogli di adeguarsi» a quando indicato da Milia. «Mai avuto un processo, in fatto, più semplice ha affermato Serpi in aula -. Non solo le intercettazioni, ma anche le deposizioni, combaciano perfettamente con le risultanze investigative». La sentenza è attesa per il 10 luglio dopo le arringhe delle difese.

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