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Pescara, 27/05/2020
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Data: 03/07/2019
Testata giornalistica: Il Centro
La capitana Carola torna libera. Ma Salvini attacca: la espelliamo. Il gip: «Non andava arrestata ». L’ira del ministro: «È una ricca fuorilegge, la rimandiamo in Germania» Le Ong tornano in mare, dopo Sea Eye e Open Arms anche Mediterranea nelle acque davanti alla Libia

Carola Rackete è libera. Ma non solo: con la manovra con cui ha violato il divieto di attracco al porto di Lampedusa impostole dalla Guardia di Finanza non ha commesso alcuna violenza nei confronti di una nave da guerra e non ha opposto resistenza ad un pubblico ufficiale. Il Gip di Agrigento Alessandra Vella rigetta tutte le accuse nei confronti della capitana della Sea Watch 3, non convalidando l'arresto e non disponendo nei suoi confronti alcuna misura cautelare. Furiosa la reazione di Matteo Salvini: «la ricca fuorilegge, la comandante criminale, la rispediamo in Germania ». Secondo il Gip, Carola non andava arrestata. Per due motivi: perché la motovedetta della Gdf stretta tra la nave e la banchina non può essere considerata nave da guerra; e perché entrando in porto in piena notte Carola non ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale ma ha agito in adempimento di un dovere, quello di portare in salvo i migranti. Il giudice, dunque, sembrerebbe aver riconosciuto quello «stato di necessità » invocato dalla comandante più volte prima di forzare il blocco che invece, per il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio non c’era, poiché la nave aveva ricevuto, nei giorni precedenti assistenza medica. Inoltre, altro punto a favore di Carola ma anche di tutte le altre Ong che operano nel Mediterraneo, nel rigettare la richiesta della Procura la giudice afferma che la scelta della comandante di puntare su Lampedusa non è stata strumentale ma “obbligata”, perché né i porti tunisini né, soprattutto, quelli libici, possono ritenersi sicuri. La comandante potrà lasciare l’appartamento nella periferia della provincia di Agrigento dove era ai domiciliari appena le sarà notificato il provvedimento del giudice. «Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera, mi aspettavo pene più severe ma evidentemente mi sbagliavo», commenta un deluso Salvini attaccando le decisioni del giudici. Ma il ministro è costretto a ingoiare anche un'altra delusione: non potrà, almeno per il momento, cacciare dall'Italia Carola. Per il 9 luglio la procura ha fissato l’interrogatorio nel filone d'indagine sul favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. «La nostra Carola è libera! Non c’era motivo per lei di essere arrestata», twitta Sea Watch appena appresa la notizia mentre dal quartier generale di Berlino già in mattinata avevano fatto sapere che sarebbe tornata in mare con un'altra nave. La sfida della Ong e di Carola ora è trovare una nuova nave entro breve, visto che la Sea Watch 3 è sotto sequestro a Licata. Per raggiunge davanti alla Libia Open Arms, Sea Eye e Mediterranea Saving Human, ripartita proprio ieri. Una sponda alle organizzazioni arriva dal procuratore Patronaggio. «Non è stato finora provato il preventivo accordo tra trafficanti di esseri umani ed ong», spiega in audizione alla Camera, il «pericolo maggiore » per la sicurezza dell'Italia non sono i gommoni che arrivano dalla Libia e che le Ong soccorrono, ma «gli sbarchi fantasma». Su quelle barche, dice il magistrato, ci sono spesso «soggetti che hanno problemi giudiziari e che, astrattamente, potrebbero essere collegati a gruppi terroristici o all’Isis».

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