Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/10/2021
Visitatore n. 711.124



Data: 13/06/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Flat tax, altolà del Tesoro: niente fondi. Salvini va via E Conte scrive a Bruxelles. Tria: «Debito, 20 giorni per convincere la Ue» C'è il sì al piano Messina

ROMA Ormai i vertici di maggioranza a palazzo Chigi sono sempre alle nove. Cominciano, come al solito, un'oretta dopo, ma stavolta il tutto avviene non in notturna. Intorno ad un tavolo si ritrovano il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, i sottosegretari al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Un'ora abbondante di discussione su come disinnescare la richiesta di una procedura della Commissione Ue e poi, prima Matteo Salvini e poi Giovanni Tria lasciano il palazzo.
IL BINARIO
Il leader della Lega è il primo che dal tetto del Viminale, in una diretta facebook subito dopo, oltre a negare ci sia voglia di tassare le cassette di sicurezza, rassicura sull'incontro definito «molto utile». Poi, parlando del braccio di ferro in corso con Bruxelles, aggiunge però che «una Commissione uscente e vecchia non può prendere decisioni e imporre scelte e sanzioni a milioni di cittadini». Una posizione che riflette la distanza emersa poco prima, durante il vertice a Chigi, e che lo stesso Conte non esita a smentire durante il forum organizzato dall'Ansa quando dice che «non ci saranno prove muscolari» con la Commissione e che «l'Italia è ben lieta che la porta dell'Ue sia aperta, siamo sempre disponibili a confrontarci con Bruxelles, non è interesse dell'Italia subire una procedura d'infrazione».
Il presidente del Consiglio - oltre a negare l'esigenza di un rimpasto di governo - dice anche di aver tratto «un'impressione molto positiva» dalla riunione mattutina e che è «ottimista perché abbiamo impostato il lavoro, proposto la creazione di sette tavoli su dossier legati alla manovra economica». Conte ha anche indicato i sette temi sui quali si inizia a lavorare. Si va dalla spending review, alle tax expenditures, privatizzazioni, cuneo fiscale, export, flat tax e Sud. Pertanto, aggiunge «la manovra possiamo impostarla già adesso» e quindi sono molto confidente».
Conte annuncia anche che avrà domani a Malta un incontro con il presidente francese Macron e che intende inviare una lettera alle istituzioni europee «per ribadire come da un lato vogliamo rispettare il patto di stabilità e crescita», ma «dall'altro lato non vogliamo rinunciare a offrire un contributo critico alle regole Ue. È il momento - sostiene il premier - di affrontare e aggiornare le regole europee».
Sulla linea di Conte è il ministro dell'Economia Giovanni Tria che anche ieri ha frenato Salvini che voleva riproporre la flat tax pur mancando le risorse persino per blòccare gli aumenti dell'Iva. Tria, parlando poco dopo la riunione al convegno organizzato dal Messaggero, ricorda che il debito italiano è «enorme», che va abbassato per «tranquillizzare» i mercati e che ora non servirà nessuna manovra bis, anche se è necessario trovare un «compromesso» con Bruxelles. Alla vigilia dell'Ecofin che si terrà oggi a Lussemburgo, proprio dalla Commissione arriva un invito a fare presto. Il percorso formale della procedura è infatti avviato e c'è tempo fino all'8 luglio per evitare che i ministri dell'Economia dell'Eurozona condannino l'Italia a un percorso forzato di riduzione del debito. Ma per Bruxelles è tempo che il Governo metta sul tavolo qualcosa, possibilmente impegni scritti e non solo promesse di nuovi dati da presentare tra qualche settimana. «Ho detto che la mia porta è sempre aperta per discutere con le autorità italiane, questo non cambia», ma «non perdiamo tempo», ha avvertito Moscovici, ricordando che «la palla è ora nel campo italiano». L'irrigidimento della Commissione arriva dopo che ieri il numero uno di palazzo Berlaymont, Jean-Claude Juncker, ha rimarcato che l'Italia rischia di restare intrappolata «per anni» in una procedura per debito.
Prospettive, quelle del governo italiano, che agitano i sonni del leader della Lega che in serata riunisce a casa sua tutti i ministri della Lega, presente la fidanzata Francesca, avvertendo di tenersi pronti a tutto. Bermuda e camicia bianca è lo stesso Salvini a spiegare che nella riunione «abbiamo parlato di tutto, ognuno per i dossier di competenza sulle cose da fare». Flat-tax compresa.

Tria: «Debito, 20 giorni per convincere la Ue» C'è il sì al piano Messina

ROMA «Spiegare e anticipare». Così ieri mattina, alla terza edizione dell'evento Obbligati a crescere, il ministro Giovanni Tria ha descritto la strategia che già oggi sarà chiamato ad applicare, nella riunione dell'Eurogruppo in programma a Lussemburgo. L'obiettivo, condiviso da tutta la platea, è evitare che il nostro Paese finisca in una procedura per debito eccessivo, di fatto sorvegliato speciale ed esposto alla sfiducia dei mercati finanziari.
Tria è intervenuto alla fine del dibattito - cui hanno partecipato Romano Prodi, Lucia Aleotti, Claudio Descalzi, Carlo Messina, Carlo Cimbri e Marco Tronchetti Provera - subito dopo la conclusione del vertice a Palazzo Chigi dove è stato affrontata proprio la questione della procedura sul debito. Ebbene, per tentare di risolvere la questione, il ministro si è dato 20 giorni: entro i primi di luglio il negoziato con la Commissione dovrebbe essere concluso. Il nodo per il Mef, in queste ore, è riuscire a convincere Bruxelles che le maggiori entrate attese e i risparmi su Quota 100 e Reddito basteranno a rimettere il Paese sul percorso di risanamento dei conti pubblici. Dal quel che si è capito, bisognerà anticipare i nuovi numeri con qualche documento più o meno ufficiale e vincere così la partita magari ricorrendo a regole esoteriche (i complessi calcoli che considerano l'output gap, ovvero lo scarto tra crescita potenziale e crescita effettiva); in modo da poter poi guardare più avanti, ai problemi più gravosi del 2020.
Ma se anche la trattativa sulla procedura andrà in porto positivamente, la sfida posta dagli oltre 2.360 miliardi di debito non è certo destinata ad esaurirsi, aveva in precedenza sottolineato il banchiere Messina.
REGOLE ESOTERICHE
La premessa è che per ridurre il rapporto debito/Pil non è sufficiente attendere la crescita. Occorre un'operazione che vada a tagliarne subito l'importo assoluto, rispondendo anche alla domanda di investimenti redditizi che c'è nel Paese e fuori. Messina ha quindi illustrato un'ipotesi che farebbe scendere in campo il sistema bancario. L'idea è creare dei fondi immobiliari territoriali (fiscalmente agevolati con una normativa simile a quella dei Pir) ai quali potrebbero essere ceduti immobili dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. I titoli emessi da questi soggetti sarebbero appetibili per gli investitori nazionali, comprese le banche, ma probabilmente anche per quelli internazionali. E si creerebbe lo spazio per azioni di valorizzazione del patrimonio immobiliare: la dimensione locale permetterebbe ai cittadini di percepire queste come operazioni legate al territorio e non esclusivamente finanziarie. La difficoltà, già emersa in passato, sta nel mettere insieme i vari livelli di governo e coordinare la scelta degli immobili con le esigenze della Pa. Messina ha voluto però evidenziare come uno schema di questo tipo porterebbe ad un assetto «sovranista» in cui gli italiani potrebbero «ricomprarsi la scuola del figlio o la caserma». Tria ha comunque risposto di voler «approfondire» la proposta. «In piccolo - ha spiegato il ministro - stiamo andando in questa direzione costituendo con le società del Mef, in particolare Invimit, dei fondi, sebbene di dimensioni minori, per privatizzare l'immobiliare». Ci sono però anche dei nodi da sciogliere, come quello emerso in passato quando si decise di vendere immobili pubblici lasciando però che le amministrazioni continuassero a usarli come prima pagando l'affitto.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it