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Pescara, 24/10/2020
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FILT CGIL, CHIUSURA DEL TESSERAMENTO. 150.710 ISCRITTI NEL 2008 - L'analisi di Alessandra Macci che insieme a Giorgio Carnicella ha lasciato la Segreteria per scadenza di mandato - Rassegna stampa

Considero questo intervento anche un saluto, pertanto vi propongo di intrecciare i temi del tesseramento e del proselitismo, i dati del risanamento economico e del bilancio 2008 della Filt Cgil con alcune riflessioni di carattere politico-sindacale. Il tesseramento si è chiuso con 150.710 iscritti/iscritte, con un incremento di 3.431 tessere rispetto alla chiusura 2007. L'ambizioso traguardo di 150.000, auspicato per il 9° congresso della Filt, 16° per la Cgil, è stato raggiunto. Il trend positivo, iniziato alla fine degli anni '90, si è andato via via consolidando. Il nostro insediamento si è rafforzato nonostante la crisi e può, ed è questa la speranza e l'augurio che faccio alla Filt, proseguire.

È evidente che tale risultato è stato possibile grazie al coinvolgimento e al lavoro dei/delle tanti/e lavoratrici e lavoratori, delegate/delegati, che dai luoghi di lavoro ai territori hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo con passione, impegno e fatica. A loro e alle donne e agli uomini della Filt va il mio più sentito ringraziamento. Grazie per non aver perso la tensione; grazie per avere ogni anno ricominciato; grazie per aver esercitato il continuo controllo rigoroso della e sulla spesa; grazie per i buoni risultati conseguiti; grazie per la sapiente tenuta organizzativa e politica.

E' ora nelle vostre mani la responsabilità di conservare e, eventualmente, accrescere questo patrimonio, accumulato con pesanti sacrifici. Io posso semplicemente esprimervi la raccomandazione di continuare la gestione oculata e rigorosa delle risorse (un grazie particolare va a Carlo) consapevoli che si può passare, in un periodo molto breve, da una situazione di tranquillità finanziaria ad una di indebitamento e consapevoli, altresì, che gli effetti della crisi potrebbero avere un andamento più lungo di quanto si potrebbe prevedere. Sono convinta che la Filt, come sempre è accaduto nel passato, sarà ancora una volta in grado di dare il giusto apporto politico-organizzativofinanziario alle strutture territoriali perché queste, con la Filt nazionale, possano continuare nell'attività a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori che continuano a darci fiducia. In questi otto anni, la Filt ha celebrato due congressi ed ha svolto la sua prima conferenza di organizzazione.

C'è una corposa documentazione, con atti, documenti, relazioni, ricerche, studi e pubblicazioni, di quanto è stato fatto (per questo, un grazie particolare va a Domenico). Ritengo utile che continui e si arricchisca la riflessione sui temi del lavoro, della democrazia, della rappresentanza e del conflitto. Oggi, il tema del lavoro e della sua centralità ritorna come problema politico ed economico da affrontare e considerare in maniera globale. Al movimento sindacale, alla Cgil, occorre elaborare le linee di fondo di un percorso che non può non coinvolgere molti saperi e molte competenze. Non solo addetti ai lavori (sindacalisti, economisti, sociologi e politici) ma anche pensatori/pensatrici, filosofi/filosofe devono essere coinvolti in questa elaborazione.

Nel composito ambito delle interrogazioni contemporanee, infatti, il tema del lavoro richiede che si superino steccati disciplinari o specialistici a favore di prospettive aperte a letture trasversali (l'intervento e il dibattito sul mercato del/dei lavoro/i e sul contratto unico lo sta evidenziando). Se, d'altra parte, il lavoro è il luogo privilegiato delle trasformazioni, resta comunque paradigma di contrasti difficilmente superabili. Esempio classico: l'andamento dei salari negli ultimi 15 anni - specie per quel che riguarda le remunerazioni dei/delle lavoratori/lavoratrici più produttivi del settore privato, esposto alla competizione internazionale - dimostra che il modello contrattuale in atto funziona male.

Di qui, la necessità di definirne uno nuovo che consenta di ridistribuire sistematicamente, anche a favore di chi lavora, gli aumenti di produttività, e questo richiede di allargare lo spazio della contrattazione di secondo livello. Ma questo si può fare (si poteva fare) davvero se si definiscono regole certe e nuove per la democrazia delle parti sociali: chi firma, che cosa, a nome di chi, con quali verifiche. Il centro-destra ha ritenuto utile incoraggiare la divisione tra i sindacati con conseguente paralisi. Il centro-sinistra oscilla tra il perorare l'unità sindacale (parte del PD e parte di Sinistra e Libertà) e il dividersi sulla partecipazione o meno a manifestazioni indette da singole sigle sindacali (parte del PD, di Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista). Ma solo pochi dei tanti attori si misurano concretamente con le innovazioni necessarie da affrontare. Intanto, continua la vergognosa discriminazione tra le lavoratrici e i lavoratori occupati e quelli a rischio di disoccupazione e si approfondisce il dualismo interno al mondo del lavoro.

A me paiono ovvie due precise scelte non più rinviabili: contratto unico a tutela crescente per i nuovi assunti e sistema universale di ammortizzatori sociali. Mi rendo conto che si tratta di elementi necessari ma non sufficienti, sui quali sarebbe opportuno partire, meglio, ri-partire, unitariamente come sindacalismo confederale. La base delle lavoratrici e dei lavoratori, le iscritte e gli iscritti non credo siano interessati/e a schierarsi tra chi predica o chi contrasta i confronti e l'autonomia sindacale; piuttosto, credo siano più interessati a scelte sindacali chiare e strategiche.

Penso che la Cgil, al suo congresso, possa finalmente affermarsi come una grande confederazione nazionale con la sua specifica visione sugli inediti problemi del mondo del lavoro. Non credo sia utile continuare a pensare al passato remoto (nemmeno a quello prossimo); non credo sia utile continuare a “fare tattica” piuttosto che lavorare a definire una strategia; non credo sia utile tenerci stretto il nostro “piccolo mondo antico” piuttosto che dar vita a un grande “mondo nuovo”.

Per salutarci con un sorriso, consiglio: la visione del film “Good By Lenin”; la lettura di “Eclisse della socialdemocrazia” di Giuseppe Berta (ed. Il Mulino); l'ascolto di “Mondo Nuovo” di Neffa.



Alessandra Macci - Filt Cgil Nazionale

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