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Pescara, 17/09/2019
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Data: 02/11/2007
Settore:
Ferrovieri
DEMOLITA LA STAZIONE DI PESCARA PORTANUOVA, SE NE VA UN PEZZO DI STORIA - Edwige Ricci: «La smania costruttiva non ha conosciuto freni» - La testimonianza di Maurizio Acerbo

Addio allo scalo di Pescara Portanuova. La stazione ferroviaria ubicata nella zona vecchia della città ed adibita a scalo per le merci, ha vissuto in questi giorni il suo epilogo dopo 124 anni di storia.
La decisione di abbatterla era stata del resto annunciata, nel marzo del 2006, dall'Amministrazoine Comunale nell'ambito dell'accordo di programma «Portanuova 2000» stipulato tra Comune e il gruppo De Cecco con il contestuale affidamento dell'appalto da 3 milioni e 311mila euro che prevede la realizzazione di una nuova struttura da adibire a scalo ferroviario e il completamento del sottopasso di via Italica.
L'intervento delle ruspe e l'abbattimento della gloriosa stazione datata 1883 della quale è stata graziata la sola facciata, ha destato tuttavia forti emozioni e qualche reazione polemica.
«E' stato cancellato uno degli ultimi luoghi dell'Ottocento ancora riconoscibili, un frammento prezioso di un'identità». Ad affermarlo è Giancarlo Pelagatti, responsabile della sezione pescarese di Italia Nostra. «Quando una delle ultime testimonianze del passato scompare per dar vita o prolungare trasformazioni di dubbia qualità urbana e architettonica la città deve interrogarsi sul perchè» insiste Pelagatti.
Ancora più incisive le dichiarazioni di Edvige Ricci e Mariella Saquella dell'associazione Mila «Distruzioni del tutto gratuite. Anche dinanzi al nobile passato, la smania costruttiva non ha conosciuto freni. Ci assalgono tristezza e senso di impotenza, specie davanti a distruzioni del tutto gratuite - affermano Ricci e Saquella - E comunque una domanda continuiamo, da anni, a porre a voce alta: quando la Sovrintendenza preposta deciderà di tenere sotto tutela anche le testimonianze storiche di Pescara, che non può essere condannata a cancellare dal proprio territorio tutto ciò che sembra avere qualche anno in piu' di cinquanta?».

Sull'argomento la Filt Cgil Abruzzo ha ricevuto dall'On. Maurizio Acerbo, deputato Di Rifondazione Comunista e Consigliere al Comune di Pescara, la seguente testimonianza che abbiamo il piacere di riproporre sul nostro sito www.filtabruzzo.it


Addio vecchia stazione di Portanuova di Maurizio Acerbo (*)

E' una giornata molto triste per Pescara quella dell'abbattimento della vecchia stazione di Portanuova. Si tratta dell'ultima conseguenza dell'accordo di programma De Cecco che fu approvato dal Consiglio Comunale di Pescara ai tempi della giunta Pace con il voto favorevole di centrodestra e centrosinistra. Ma ci fu chi votò no, Rifondazione e Verdi, e voglio ricordarlo e rivendicarlo con orgoglio. Il sottoscritto cercò in tutte le maniere di spiegare che si trattava di un clamoroso errore urbanistico sotto ogni profilo. Fu accordato al privato proponente un colossale, quanto ingiustificabile, regalo di volumetrie in deroga al PRG. Persino il recupero delle superfici esistenti venne calcolato con criteri assai fantasiosi, infatti i silos vennero considerati al fine del calcolo come se fossero dei palazzi di molti piani. Un'operazione urbanisticamente discutibile anche dal punto di vista della mera valutazione dei benefici economici per la pubblica amministrazione, cioè per la cittadinanza, assolutamente irrisori rispetto a cotanta volumetria. Inoltre, e soprattutto, l'operazione era sbagliata dal punto di vista urbanistico perché di fronte alla vecchia stazione c'era la sopravvivenza di un isolato ottocentesco che avrebbe dovuto costituire un elemento da valorizzare nell'ambito di un piano di riqualificazione urbana. Sarebbe stato auspicabile un progetto che valorizzasse, anche attraverso l'utilizzo di elementi architettonici contemporanei, i caratteri storici di quel pezzo di città. Invece si riuscì a salvare, grazie alla protesta di alcuni consiglieri anche di centrodestra come Vincenzo Berghella, soltanto la facciata che sarà incastonata nel nuovo contesto. La stazione di Portanuova non meritava questo destino e avrebbe dovuto costituire l'elemento sul cui recupero puntare per la riqualificazione della zona. Voglio ricordare che fu inaugurata nel 1883, alla confluenza fra le linee per Foggia e per Sulmona e che fu la prima 'vera' stazione per Pescara. Solo successivamente fu costruita quella di Pescara Centrale e progressivamente perse importanza dal punto di vista ferroviario. Rimane l'amarezza di fronte all'incultura di classi dirigenti di centrodestra e centrosinistra che si inchinarono agli interessi privati. Tengo a precisare, per non essere trascinato nelle solite stancanti polemiche, che non attribuisco responsabilità agli imprenditori ma all'ignavia del ceto politico pescarese e anche di altre istituzioni. Perché la Stazione di Pescara Centrale è stata vincolata a suo tempo dalla Sovrintendenza e quella di Portanuova no ? A proposito molti mi replicarono che si puntava sul nuovo e su una grande firma come Oriol Bohigas. Peccato che poi lo stesso architetto catalano abbia preso le distanze. Bohigas infatti si è pubblicamente dissociato con un articolo pubblicato su D'ARCHITETTURA, autorevole rivista nazionale ( n. 28 Sett./Dic. 2005): "Il progetto per la De Cecco, a Pescara, fu un'altra esperienza non andata a buon fine. Dopo anni di lavoro speso nella ricerca del miglior compromesso tra le nostre esigenze progettuali e le richieste economico-finanziarie della De Cecco, l'ente banditore decise di realizzare un progetto totalmente diverso da quello elaborato da noi, pur continuando ad utilizzare il nostro nome per evidenti scopi pubblicitari". E ancora nel 2006 sulla rivista nazionale PAESAGGIO URBANO Elisa Montalti racconta che "esigenze orientate più al mercato immobiliare hanno notevolmente irritato l'architetto spagnolo, il quale si è profondamente dissociato dal progetto ritenendolo completamente stravolto e non più conforme alle sue scelte morfologiche e tipologiche". Non voglio mettere in discussione la qualità dell'intervento né riaprire polemiche ormai inutili, ma semplicemente ricordare ad una città ed a una politica smemorata che si potevano fare scelte diverse e salvare la vecchia stazione. Che questa storia serva per il futuro, per non ripetere gli stessi errori.

(*) Deputato e consigliere comunale

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