| |
|
| |
Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355
|
|
|
|
|
|
|
07/04/2010
Il Messaggero
|
Il terremoto, un anno dopo - L'Aquila, in venticinquemila nella notte più lunga. Il silenzioso corteo chiede verità e giustizia. Nella basilica il composto dolore dei parenti di chi ha perso la vita sotto le macerie |
|
La fiaccolata, poi la commemorazione delle vittime in piazza Duomo e la messa a Collemaggio.
L'AQUILA - La notte dell'anno dopo allarga le braccia e li stringe tutti, perché non c'è gerarchia nel dolore delle mamme e delle zie e delle sorelle e dei fratelli, non ci sono gli studenti della Casa e quegli altri dei fondaci e poi giù fino al convitto, perché la morte è morte e il dolore è dolore. Via la targa via i nomi via tutto, dice Antonietta che marcia nel silenzio più leggera adesso che gli occhi sono asciutti e dietro di lei sono così tanti, cinquemila diecimila arrivano a venticinquemila nella notte più lunga dell'anno e sono venuti da tutto l'Abruzzo e oltre, ce n'è voluta di forza e di coraggio quante telefonate e quante lettere ha scritto Antonietta dal sette aprile quando incredula era la sola a pensare che quel palazzo non poteva essere crollato così solo per colpa del terremoto. «Via i nomi perché non ci sono solo i nostri morti, perché non c'erano solo gli studenti della Casa dello studente ma anche tutti quelli che vivevano nel centro storico e quelli del Convitto. I figli sono figli, così abbiamo cambiato la dedica in via XX Settembre: quella targa adesso è per tutti gli studenti tutti i giovani morti all'Aquila il 6 aprile di un anno fa». Vittime tutte uguali vittime di un terremoto ingiusto e spietato, e di mani ingorde e superficiali. Pensate, sono venuti da Praga i genitori di Ondrey Nuozovsky ucciso sotto le macerie del Convitto e sono qui a sfilare, con lei dietro di lei e poi davanti perché è giusto così, prima voi che siete arrivati da così lontano. Voi che stasera siete qui in questa città di dolore e di morte ma oggi così forte così piena mai più sola, e questo abbraccio come rende più sopportabile il dolore. Antonietta Centofanti guida la fiaccolata del ricordo, un anno e tante battaglie dopo, il nipote Davide stretto nel cuore ma insieme a tutti gli altri, gli ha promesso giustizia e non vendetta a quel nipote così amato. A tutti i nipoti qui in alto. Quante foto di sorrisi insieme alle fiaccole, quanti attimi di gioia quanti abbracci quanti brindisi quanti giovani ragazzi e ragazze fuorisede e aquilani sorridenti, quante vite distrutte sfilano dalla fontana luminosa piano piano lungo via Signorini e via San Bernardino e poi giù fino a via Strinella e Collemaggio e piazza Duomo negli scatti portati qui da tutta Italia, quanto è illuminata L'Aquila quanto è zeppa di giovani e di anziani che marciano nella notte fredda e pungente, quanto è commossa quanto è silenziosa. C'è Enza sorridente nel suo maglione verde, c'è Alessio Di Simone con la corona di alloro della laurea triennale, ci sono Giusy e Genny le due sorelle abbracciate, c'è Carmelina che sorride e Carmelina col vestito bianco dell'estate, c'è Nicola, c'è Matteo Vannucci, c'è Michele, tutti i bellissimi volti dei ragazzi che non ci sono più issati sui poster in alto che sfilano insieme agli amici ai genitori ai fratelli. Davanti a tutti Antonietta, davanti a lei lo striscione senza firma che chiede "verità e giustizia" e c'è voluta una trattativa con la Digos perché fino all'ultimo non volevano che quelle due parole e proprio quello striscione aprissero il corteo e finissero nell'occhio delle telecamere neanche fossero concetti eversivi, verità e giustizia sembra chissà perché una pretesa assurda, ma è rimasto fermo per un'ora questo fiume di gente. Eppure è silenziosa e composta la lunga fiaccolata che attraversa la città quella più intatta perché nella zona rossa nel cuore dell'Aquila ferita non si può entrare. Verità e giustizia in lettere azzurre su fondo bianco, ma dietro sfilano gli striscioni a lutto, "6 aprile 2009 ore 3.32: ci hanno rubato il nostro futuro, non negateci anche la giustizia" e "Chi ha ucciso i nostri figli?" e ancora "Assassinati alla casa dello studente" e poi quello del convitto, "L'incompetenza di chi ricopre cariche di tutela ha procurato lo sterminio di tante anime innocenti". Com'è silenziosa la fiaccolata e com'è forte il silenzio dei passi e la richiesta di giustizia di questo corteo pieno di bambini assonnati e composti, non è possibile dice Antonietta che il processo venga portato via da qui: «Noi certo andremo ovunque perchè non ci fa paura nulla, ma è importante che il processo resti qui». Qui tra queste mura e tra queste macerie ma non c'è veleno in queste parole, non può far paura la richiesta composta dei familiari delle vittime che invocano verità e giustizia nè le parole del procuratore, quelle che annunciavano le manette che poi non sono mai arrivate perchè è un procuratore e non è un giudice quello che le ha pronunciate e perdipiù ha firmato solo 34 avvisi di garanzia e nessuna richiesta di custodia cautelare per l'inchiesta sulla Casa dello studente e allora cos'è quello se non un tentativo per infilare il processo nel vicolo cieco ma sicuro della prescrizione. Si batterà Antonietta, eccome. «Ma non solo per il trasferimento del processo, anche per il processo breve: se passerà sarà la seconda tomba per tutti i nostri ragazzi». Sarà la ferita che si riapre come in quelle giornate trascorse lì sotto la Casa ad aspettare le barelle con i corpi dei vivi e quelli dei morti, e per favore fa che non sia lui fa che non sia lei. E' lunga la notte della fiaccolata, c'è il papà col figlio a cavalcioni, la signora col mazzo di glicini bianchi, la donna in carrozzella, ci sono i ragazzi-panino con le foto delle vittime, e i vigili del fuoco che sfilano con le fiaccole insieme agli aquilani, e quelli della Caritas e della Croce rossa che tentano all'inizio di scippare ai comitati la testa del corteo. Sono le tre quando arriva a piazza Duomo e si infila nel tendone bianco, con le note del concerto d'archi della Corale Gran Sasso, i genitori delle vittime trovano posto nelle sedie bianche di plastica e ascoltano con i volti nascosti nei cappucci il lento inesorabile elenco dei nomi dei ragazzi cancellati dal terremoto, e quei cognomi così diffusi così familiari all'Aquila, i Colaianni i Pezzopane e poi Genny e Lisa De Angelis e Laura De Felice e tutti i De Felice, e Davide Centofanti e Alessandra e Antonella Cora, ed è una lista cattiva questa qui che tiene nel conto i nomi e non i legami e separa le mamme dai figli e dalle figlie, Giuseppina Zugaro chiude l'elenco. Entra un cartello, uno dei primi a sfilare all'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile, «è la San Giuliano d'Abruzzo», recita. Ma in quell'istante cominciano i rintocchi delle Anime Sante. Trecentootto come le vittime. Le mamme ad occhi chiusi, il cuore e la testa indietro di un anno, prima che i tetti e i soffitti e le pareti si sgretolassero seppellendo il futuro della città e della sua gente: figlio mio come avrai sofferto, figlio mio come sarai stato solo, figlio mio forse avrai chiesto aiuto. Figlio mio come avrei voluto essere lì con te, al posto tuo.
|
|
|
|
|