PESCARA. Pensiamo alle future generazioni, non alle future elezioni. Così parlava don Sturzo. Ma dell'eredità politica lasciata dal fondatore del Partito popolare ben poco resta, se è vero che il 62% dei giovani abruzzesi si affida alle raccomandazioni per avere un posto di lavoro. Questione che la Cisl ha rilanciato (leggi l'articolo), sollecitando i prefetti a sottoscrivere in tempi di grande crisi un patto etico che favorisca l'inserimento dei più meritevoli e bisognosi.
«Sono d'accordo con la proposta del sindacato» commenta senza esitazioni il vicepresidente della Regione, Alfredo Castiglione, «perché per troppi anni il popolo abruzzese è stato abituato a premere lo stesso bottone per aprire le porte di un posto di lavoro, per fare carriera o per cercare altre opportunità. I tempi sono cambiati, nonostante tutto si continua a premere quel bottone. Il guaio è che oggi le porte non si aprono più, perché è finita l'epoca del "cappello in mano" e bisogna mettere tutti nelle condizioni di poter camminare con le proprie gambe. Io stesso», prosegue Castiglione, «in questi anni di attività politica ho collezionato migliaia di curriculum di persone che cercano lavoro, il problema è che quando il sistema della raccomandazione tracima, e il politico tirato per la giacca non riesce a dire di no, ecco che si va contro l'interesse pubblico e si sconfina nell'illegalità».
Per Castiglione, si può dunque certamente accogliere la proposta di un patto etico purché si trovi un modo per misurarne l'efficacia.
A cadere dalle nuvole per la proposta commissionata dalla Cisl ai prefetti è il capogruppo regionale dell'Italia dei valori, Carlo Costantini.
«La cosa che più mi stupisce è lo stupore nel prendere atto che così tanti giovani, almeno sei su dieci, non riescano a trovare di meglio che chiedere aiuto a conoscenti o politici per entrare nel mondo del lavoro. Non devo dire io che tutto il sistema di sottogoverno delle assunzioni clientelari è perfettamente operativo nella più assoluta illegalità e nell'indifferenza di tutti». Il leader abruzzese dell'Idv porta come esempio la propria esperienza personale di legislatore. «Ricordo che esiste una legge regionale che porta il mio nome come primo firmatario, la Costantini-Pagano, che nel 2004 ha anticipato uno dei provvedimenti poi copiati alla lettera nel 2009 dal ministro Tremonti per contenere la spesa pubblica. Parlo del divieto imposto alle società in house di reclutare personale fuori dalle regole previste per gli enti pubblici». Regole che prevedono appunto la verifica dei fabbisogni di personale nelle società pubbliche e l'obbligo dei concorsi pubblici. «Ebbene», riprende Costantini, «in Abruzzo, nonostante la legge approvata durante la legislazione di centrodestra del presidente Pace per contrastare il cosiddetto "partito dell'acqua", che assumeva decine di persone nel servizio acquedottistico, non ricordo nessun rappresentante delle istituzioni o degli organismi preposti ai controlli, Corte dei conti inclusa, che si siano mai preoccupati di perseguire i responsabili di tanti abusi».
Patto etico inutile?
«Con tanta simpatia», ribatte Costantini, «dico alla Cisl che, per prima cosa, si può cominciare a rispettare le leggi che ci sono. Facciamo pure i patti etici ma mi sembra paradossale suggerire questa ipotesi se si continua a calpestare la legge. Una cosa mi chiedo: quando società a capitale pubblico assumono fuori dalle regole, dov'è la Cisl? Ricordo che la Costantini-Pagano fu persino impugnata davanti alla Corte costituzionale dal governo Berlusconi e che il ricorso fu rigettato proprio nella parte in cui si contestava l'obbligatorietà delle selezioni pubbliche per le assunzioni. Morale: le società in house proliferano perché consentono di gestire denaro pubblico secondo le regole del diritto privato. In pratica uno strumento sicuro per praticare la raccomadazione in un contesto di illegalità».