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Pescara, 14/04/2026
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Data: 15/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Processare Minzolini» la richiesta della procura. L'accusa: peculato. La replica: dietro c'è Di Pietro

ROMA - Marrakech, Cannes, Ischia, Capri, Positano, Cortina, Taormina, Praga, Istanbul, Dubai, Madonna di Campiglio. Ecco le mete dei viaggi del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, quelle costate 68 mila euro a mamma Rai. «Missioni» mai giustificate portate a segno tra luglio 2009 e ottobre 2010. Un elenco lungo poco più di un anno che adesso potrebbe costare un processo per peculato al direttore dell'ammiraglia giornalistica della Rai. Perché, dopo avere atteso invano tutti i documenti promessi dall'indagato, il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna ha chiesto il rinvio a giudizio per Minzolini.
Sono in tutto 129 i giorni lavorati fuori sede in un anno. Viaggi e soggiorni pagati con la carta di credito aziendale. Nel foglio trasferte, solo per un numero esiguo (altri 18 mila euro) si specifica il motivo del viaggio. C'è di più, perché su 56 missioni effettuate 40 sono avvenute nel fine settimana. Week end allungati. E in mezzo c'è anche un capodanno, quello 2009-2010: uno dei due viaggi in Marocco. Minzolini, dopo l'esplosione del caso, ha restituito fino all'ultimo centesimo, ma dal punto di vista penale cambia ben poco. Il reato, secondo i magistrati, si è comunque consumato e adesso sarà un giudice a stabilire se Minzolini debba essere processato.
Nei primi giorni di luglio il direttore del Tg1 era stato convocato in procura. Certo di chiarire ogni aspetto della vicenda e di potere spiegare che quelle spese prive di giustificativi documentali fossero comunque state autorizzate dal direttore della Rai Mauro Masi, era arrivato con l'auto aziendale. Poi però si era trovato spiazzato: il procuratore Alberto Capena gli aveva mostrato il verbale firmato proprio da Masi qualche giorno prima, nel quale il direttore lo scaricava e precisava di non avere mai autorizzato gli addebiti sulla carta aziendale. Così, alla fine dell'interrogatorio, l'indagato aveva promesso una lunga memoria e soprattutto la documentazione che lo avrebbe scagionato. Fatture e scontrini che giustificassero le trasferte non sono mai arrivati e i pm sono andati avanti.
Le indagini, affidate al nucleo Tributario della Guardia di Finanza, erano partite da un esposto di Italia dei valori e Minzolini aveva tentato di contrattaccare, definendo tutta la vicenda «strumentale» e dichiarandosi pronto a un'azione legale di rivalsa sulla Rai. «Dall'azienda - aveva detto - mi era stato dato un benefit in cambio dell'esclusiva giornalistica (a contratto già firmato il presidente Rai mi chiese di interrompere una collaborazione con il settimanale Panorama). Un benefit di cui ho goduto fino a quando, dopo diciotto mesi e dopo aver approvato un bilancio, il vertice Rai ha scoperto, per usare un eufemismo, che quel benefit non era compatibile con la politica aziendale».
E ieri il direttore non ha cambiato linea: «Tenendo conto come vanno le cose in questo paese e che l'esposto da cui nasce la vicenda porta la firma dell'ex pm Antonio Di Pietro, me lo aspettavo. Io comunque sono tranquillo e ho la coscienza a posto su una vicenda che ho già chiarito con l'azienda».


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