Chiodi ha fatto scattare il solito meccanismo del presunto attacco ai suoi danni dei poteri forti
PESCARA. «Quanto alla partita del crac Di Pietro, per mettere davvero la parola fine Chiodi potrebbe chiedere al suo socio di studio di rendere pubbliche le parcelle emesse nel corso degli anni per tutte le complesse attività di consulenza che avrebbe prestato in favore dei soggetti coinvolti e delle relative società; ovviamente parlo di fatture emesse prima che esplodesse il caso; quelle postume sortirebbero l’effetto contrario. Sarebbe un contributo di chiarezza decisivo, del quale prenderei atto senza se e senza ma».
Ha concluso così, Carlo Costantini, la conferenza stampa sul caso del Crac Di Pietro, convocata, ieri mattina nel palazzo della Regione di piazza Unione a Pescara. Il capogruppo in consiglio regionale dell’Idv aveva al suo fianco Cesare D’Alessandro, su collega di partito in consiglio regionale, che, un mese fa, aveva posto le dieci domande sui rapporti fra il governatore Gianni Chiodi e lo studio di cui è partner a Teramo, quello di Carmine Tancredi, che è anche quello degli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti, indagati dalla Procura di Teramo con altr cinque imprenditori per bancarotta e altri reati. A quele domande Chiodi aveva risposto (leggi l'articolo), l’altro ieri, in un’altra conferenza stampa in cui aveva anche annunciato una querela nei confronti del Centro, responsabile a suo dire di una campagna denigratorio ai suoi danni. Con la conferenza stampa di ieri, Costantini ha voluto rispondere a quelle risposte di Chiodi che lui ha giudicato insoddisfacenti.
«Chiodi non smentisce la sua fama di mistificatore della verità», ha detto Costantini, «una fama che lo rende sempre meno credibile per l’opinione pubblica e che legittima l’esercizio di un diritto-dovere di critica sempre più stringente da parte dell’informazione libera. In particolare, tolti i “non so nulla”, su cui siamo costretti a credergli sulla parola, chi ha letto le risposte non ha potuto non rilevare una serie di elementi».
«Quando poi qualcuno, stimolato dalla sua ormai nota allergia alla trasparenza (ancora oggi non sono pubblicati gli incarichi che ha riconosciuto, dopo una strenua resistenza, di aver conferito al suo socio di studio Tancredi)», ha aggiunto Costantini, «decide di metterlo con le spalle al muro immediatamente, esattamente come fece Del Turco, Chiodi fa scattare il meccanismo del vittimismo e del presunto attacco ai suoi danni dei poteri forti, come se a fare il Presidente della Regione, quando il centrosinistra era scomparso dalla scena ed il centrodestra era in vantaggio del 25% sui sondaggi, ce lo avessero messo i poteri deboli. C’è però una differenza, in termini di presupposti, tra l’autodifesa di Del Turco e quella di Chiodi. Seppure solo sul piano teorico, Del Turco avrebbe avuto la possibilità di allargare i cordoni della borsa e i “poteri forti” avrebbero avuto, di conseguenza, la possibilità di pretenderlo; diversamente, invece, quand’anche lo avesse voluto, in quanto vincolato al Piano di rientro, Chiodi non avrebbe avuto la possibilità di allargare in modo significativo i cordoni della borsa e i poteri forti non avrebbero avuto, di conseguenza, la possibilità di pretenderlo. Dunque, Chiodi sarebbe vittima dell’attacco di chi non avrebbe ottenuto da Chiodi ciò che, pur volendolo, Chiodi non avrebbe mai potuto dargli»
Entrando nel merito delle risposte date da Chiodi, Costantini ha, poi, sostenuto: «Non è vero che Cipro non è più un paradiso fiscale dal 2009. È stato tolto dalla black-list con decreto ministeriale del 27 luglio 2010, quando tutte le operazioni che hanno dato origine all’inchiesta erano gi abbondantemente perfezionate».
«Non è vero che il suo studio professionale non è stato perquisito», ha detto ancora Costantini, «in quanto lo ha rilevato il pubblico ministero, citando esplicitamente perquisizione e sequestro delle carte delle due società presso lo studio Tancredi. Non vero che Tancredi è solo un collega di studio, dato che è un socio del presidente ed è anche un politico e una persona investita di rilevantissime responsabilità pubbliche dallo stesso Chiodi, (Abruzzo engineering, Bei, Jessica e altro) che lo ha scelto spiegando di averlo fatto perché si fida totalmente di quello che fa».
«Non è vero», ha osservato ancora Costantini, «che la campagna stampa è durata tanto a lungo per denigrarlo e per colpire la sua immagine. Questo è un fatto oggettivo e incontestabile: la durata è stata proporzionale al suo atteggiamento omertoso».
«Non è vero», ha aggiunto il capogruppo, «che Chiodi è riuscito a non contrarre altri debiti. Semplicemente non poteva contrarne altri perché i vincoli operativi e legislativi del piano di rientro glielo hanno impedito. E’ incredibile la sua presunzione di poter ingannare gli abruzzesi».
Secondo Costantini, infine, «non è vero che Chiodi ha ridotto il debito della sanità, perché a ridurlo sono stati gli abruzzesi, versando lacrime e sangue ed essendo costretti a pagare maggiori tasse, con cui la Regione sta pagando le rate dei mutui».